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Persiste da ben due mesi la nuvola orografica vicino all’Arsia Mons su Marte

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Ha veramente qualcosa che non può non incuriosire un osservatore la misteriosa nuvola che si protende per oltre 1500 chilometri nel cielo di Marte, partendo dall’Arsia Mons e allungandosi verso ovest.

A differenza di altre strutture nuvolose di Marte che appaiono e scompaiono in poco tempo, questa sembra essere insolitamente persistente, un lungo pennacchio che si protende dal lato sottovento del monte Arsia, avvistato per la prima volta il 13 settembre e costantemente presente nelle immagini riprese dalla Mars webcam, montata sulla sonda dell’ESA Mars Express. L’ultima immagine in cui è presente il pennacchio è del 12 novembre ma, da allora, la sonda non è più ripassata sopra l’area interessata. Vedremo se sarà ancora presente al prossimo passaggio.

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Le nubi Montane sono molto comuni su Marte, ma sono la lunghezza della nuvola e la sua persistenza a renderla interessante“, ha dichiarato Francois Forget, ricercatore senior presso il Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica (CNRS) di Parigi. “Questo tipo di nuvole, di solito, restano più localizzate nei pressi del vulcano.

Forget e i suoi colleghi escludono che la nuvola sia di origine vulcanica: il vulcano Arsia Mons è inattivo da almeno 10 milioni di anni ed il suo picco di attività si è verificato circa 150 milioni di anni fa. Alto circa 20 chilometri, il monte Arsia è il vulcano più meridionale di un gruppo di tre antichi vulcani situati su un altopiano marziano noto come Tharsis .

La fotocamera stereo ad alta risoluzione a bordo di Mars Express dell'ESA ha scattato una visione di questa curiosa formazione di nuvole il 21 settembre 2018.

La fotocamera stereo ad alta risoluzione a bordo del Mars Express dell’ESA ha scattato questa foto dell’insolita nuvola il 21 settembre 2018. – Credit: ESA / DLR / FU Berlino, CC BY-SA 3.0 IGO

Lo sviluppo della nuvola a pennacchio, chiamata nuvola orografica o sottovento, è dovuto a una combinazione di fattori comuni nelle regioni di montagna su Marte e persino sulla Terra.

La polvere e l’aria più fredda sono i principali ingredienti coinvolti. Le immagini del pennacchio sono state scattate dopo che una tempesta di sabbia globale si era da poco placata, nell’atmosfera marziana era, quindi, ancora presente molta polvere.

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Le tempeste di sabbia creano condizioni di oscurità e calore ridotto sulla superficie del pianeta e un maggiore assorbimento della radiazione solare e del riscaldamento da parte delle particelle di polvere che arrivano nella parte alta dell’atmosfera“, ha spiegato Forget. “Proprio come succede l’aria tropicale sulla Terra, su Marte, quando quest’aria insolitamente calda attraversa un’area topograficamente costituita come come una montagna o un antico vulcano, quale è l’Arsia mons, le correnti d’aria vengono deviate verso l’alto, quindi ad un’altezza maggiore di quella in cui spirava. A quote più elevate, le temperature dell’aria sono più fresche e l’atmosfera è più sottile,” ha aggiunto.

Quando l’aria si raffredda fino al suo punto di rugiada, l’acqua si condensa e si formano nuvole di ghiaccio d’acqua.

La nube allungata sopra Arsia Mons il 12 novembre 2018.

La nube allungata sopra Arsia Mons il 12 novembre 2018. – Credit: ESA – Agenzia spaziale europea, creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/igo/ CC BY-SA 3.0 IGO

Date le condizioni, le particelle di ghiaccio non sublimano. Di conseguenza, la nuvola trasporta l’acqua ghiacciata a lungo, costantemente rinnovata dal vento“. Forget ha aggiunto anche che “il pennacchio su Marte ricorda molto, per la sua durata variabile, le scie di condensazione degli aerei”.

Anche le scie generate dagli scarichi degli aerei sono ricche di vapore acqueo. Se l’aria è fredda e umida, lo scarico si condensa e, a volte, congela, in modo analogo a quanto accade con l’aria calda e umida di Marte quando si scontra con queste aree montuose.

Per quanto riguarda il motivo per cui il pennacchio di Marte è così persistente, Forget ha suggerito che possa avere a che fare con il tasso di umidità dell’aria. Più umida è l’aria, più è probabile che la nube possa continuare a condensarsi per una distanza così lunga sul lato sottovento del vulcano. “Possiamo ipotizzare che prima di incontrare il vulcano, l’aria fosse molto ricca di vapore acqueo in modo che una volta condensata l’acqua-ghiaccio non possa sublimare“, ha aggiunto.

Il fatto che le stesse formazioni non si replichino più a nord rispetto agli altri vulcani potrebbe dipendere dal fatto che l’emisfero nord sta nella stagione invernale che, su Marte, è tipicamente un periodo senza nuvole. L’emisfero sud, dove si trova Arsia Mons, è appena entrato nell’estate marziana e gode, quindi, di temperature decisamente favorevoli alla formazione di nubi orografiche.

Insomma, gli esperti escludono completamente un’origine geologica del lungo pennacchio che parte dall’Arsia Mons. I teorici del complotto stanno già snocciolando le ipotesi più bizzarre sull’origine della nuvola ma, per quanto possiamo saperne al momento, l’unica curiosità che è legittimo avere è come mai, in un’atmosfera leggera come quella di Marte, dove anche nella stagione calda le temperature superano di pochi gradi lo zero, si possa conservare così a lungo del vapore acqueo senza sublimare.

A proposito, tutta questa umidità sospesa nell’aria, da dove viene?

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