La fiera dell’allarmismo ovvero come travisare un comunicato dell’OMS

Nella giornata di ieri l'OMS (WHO) ha emesso un comunicato in cui si afferma, a proposito della COVID-19, la malattia di cui è responsabile il nuovo coronavirus SRAS-CoV-2, "There is currently no evidence that people who have recovered from COVID-19 and have antibodies are protected from a second infection” che tradotto alla lettera suona come "non c’è al momento evidenza che le persone che sono guarite da COVID-19 ed hanno anticorpi sono protette da una seconda infezione".

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Nella giornata di ieri l’OMS (WHO) ha emesso un comunicato in cui si afferma, a proposito della COVID-19, la malattia di cui è responsabile il nuovo coronavirus SRAS-CoV-2, There is currently no evidence that people who have recovered from COVID-19 and have antibodies are protected from a second infection” che tradotto alla lettera suona come “non c’è al momento evidenza che le persone che sono guarite da COVID-19 ed hanno anticorpi sono protette da una seconda infezione“.
La maggior parte dei media ha riportato il comunicato stravolgendone lo spirito ed il significato, trasformando la frase nel comunicato dell’OMS in “le persone che sono guarite da COVID-19 ed hanno anticorpi NON sono protette da una seconda infezione” che, come notato in un post su Facebook dal professor Guido Silvestri, professore ordinario e capo dipartimento di Patologia all’Università Emory di Atlanta, direttore della Divisione di Microbiologia e Immunologia allo Yerkes National Primate Research Center, membro dell’Emory Vaccine Center e membro del comitato scientifico di Medical Facts, ha un significato ben diverso da quello inteso nel comunicato dell’OMS.
La frase in questione, scrive il prof. Silvestri, è stata subito ripresa da tutti i media italiani, in base al noto precetto evangelico “dacci oggi il nostro PANICO quotidiano“, perché hai visto mai che le persone potessero invece concentrarsi sul fatto che i ricoveri in terapia intensiva per COVID-19 sono in calo per il tredicesimo giorno consecutivo (da 2.173 a 2.102, mentre il picco è stato a quota 4.068). Oppure sul fatto che il numero dei nuovi contagi in Lombardia è il più basso dal 7 marzo.
Non solo, continua Silvestri, sui media da “non c’è al momento evidenza che le persone che sono guarite da COVID-19 ed hanno anticorpi sono protette da una seconda infezione”, la frase è diventatale persone che sono guarite da COVID-19 ed hanno anticorpi NON sono protette da una seconda infezione“.
La frase dell’OMS, precisa il professore, è formalmente corretta. Come sarebbe corretto dire che non c’è evidenza che l’umanità non sarà sterminata l’anno prossimo da un nuovo virus portato da un meteorite.
In realtà“, spiega poi,  “l’unico modo per dimostrare “evidenza” di protezione in persone guarite da COVID-19 e con anticorpi sarebbe quello di esporle intenzionalmente al virus e vedere che non si ammalano. Non credo proprio che sia una cosa fattibile“.
Nel suo post, il professore sottolinea che a rigor di logica sarebbe impossibile provare che “le persone guarite da COVID-19 e portatrici di anticorpi non possono re-infettarsi“. Come è impossibile provare, per esempio, che i vaccini non causano l’autismo e che io non mangio salamandre vive. O che non esiste la famosa teiera di Russell“.
Il professore si riferisce alla famosa metafora della teiera, chiamata anche teiera celeste, ideata dal filosofo Bertrand Russell per confutare l’idea che spetti allo scettico, anziché a chi le propone, l’onere della prova in merito ad affermazioni non falsificabili, in particolare in ambito religioso.
A questo proposito, il chimico Peter Atkins ebbe a sostenere che il punto nell’argomento della teiera di Russell è che non vi è alcun onere di confutare affermazioni inverificabili, sia che si sostenga una tesi o la sua negazione. Il rasoio di Occam suggerisce che la teoria preferibile sia quella con un minor numero di pretese esistenziali (ad esempio un universo senza esseri soprannaturali), piuttosto che una teoria più complessa. Atkins nota però che questo argomento non coinvolge direttamente la religione, perché, a differenza dell’evidenza scientifica, le evidenze religiose si considerano esperite attraverso la rivelazione personale che non può essere oggettivamente verificata o condivisa.
Infatti l’argomento di Russell, formalmente, non è un’istanza di un argomentum ad ignorantiam invertito, ovvero non significa che non avere prove che qualcosa esista o sia vero implica che non esista o sia falso. Il significato logico è che, piuttosto, in ogni caso in cui vi sono asserti senza evidenze logiche o sperimentali, non si può asserire la verità di un argomento dal fatto che sia impossibile confutarlo.
Tornando al comunicato dell’OMS ed alla discutibile interpretazione datagli dai media, il professore spiega che nonostante 3 milioni di casi confermati (e sono certamente molti di più) al momento non esiste una sola descrizione di persona che è guarita, ha gli anticorpi IgG nel siero e si riammala (cioè ha una seconda infezione con un virus diverso, non il primo virus che si ri-positivizza come nei casi coreani, lo stesso, peraltro, vale per SARS-1 e MERS). “E dire che le occasioni di riammalarsi non mancherebbero”, Sottolinea Silvestri, “basta guardare la Lombardia. Questo, ovviamente, non vuol dire che non possa mai succedere – in medicina ed in amore non si deve mai dire mai. Ma si tratterebbe di casi rarissimi”.
Nello stesso post di Silvestri è riportata anche una annotazione del professor Roberto Burioni sui soggetti con livelli bassi di anticorpi: “Sono molte le situazioni in cui un basso livello di anticorpi è comunque sufficiente per ostacolare il virus nelle delicate fasi di “establishment” dell’infezione e la pronta risposta dovuta alla comunque presente memoria immunologica risulta protettiva. Posto che ancora non sappiamo se ci si può reinfettare, fino ad ora TUTTE le infezioni virali respiratorie forniscono un certo grado di protezione. Questo virus ovviamente potrebbe essere il primo a non fornirla, ma sarebbe una notevole eccezione.”
Insomma, conclude Silvestri, la vera domanda da porsi è: ma alla OMS certi comunicati stampa chi li scrive? Seriamente, mi aspetterei di meglio da una organizzazione con storia, missione, competenze e personale di OMS. Mi aspetterei meglio di un comunicato alla “pariamoci il culo visti i precedenti“, senza alcuna discussione approfondita dei dati virologici ed immunologici che abbiamo attualmente a disposizione. Di caos informativo ce n’è abbastanza, di questi tempi, anche senza il carico da undici di OMS.
In effetti, alcune ore dopo la stessa OMS, dove forse qualcuno si è reso conto dell’ambiguità del comunicato, ha corretto sé stessa con una dichiarazione su Twitter (non ancora riportato sul sito, però):
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Ci aspettiamo“, recita il tweet riportato sull’account ufficiale dell’OMS, “che la maggior parte delle persone infettate con la COVID-19 svilupperanno una risposta anticorpale che fornirà un certo livello di protezione“.
Dunque, non abbiamo ancora la certezza che la guarigione dalla COVID-19 e la presenza in circolo di anticorpi anti SARS-CoV-2 garantiscano almeno un certo grado di protezione dalla reinfezione ma se non fosse così sarebbe ben strano, anche osservando altri coronavirus strettamente imparentati con il nuovo coronavirus, in cui la guarigione dalla malattia garantisce l’immunità adattativa, così come succede in tutti gli altri virus che provocano infezioni respiratorie.
L’immunità adattativa, spesso chiamata immunità acquisita o immunità specifica, avviene quando nell’organismo umano penetra un virus. In quel momento i nostri globuli bianchi “studiano” gli antigeni del virus e producono degli anticorpi capaci di debellarlo. Se il virus penetrasse una seconda volta, i globuli bianchi, avendo già memorizzato gli antigeni del virus in precedenza, lo elimineranno subito senza creare sintomi collaterali nella persona.
Le malattie memorizzate dai globuli bianchi sono di vario tipo e comprendono la Varicella, il Morbillo, la Rosolia ed altre. Malattie come il raffreddore e l’influenza vengono lo stesso memorizzate anche se non possono essere debellate all’istante dato che il loro genoma varia di volta in volta.
risposta immunitaria
In pratica si tratta di una risposta immunitaria caratterizzata dall’adattamento del nostro sistema immunitario a ciascuna infezione ed è generalmente più efficace e più specifica dell’immunità innata, seppure impieghi più tempo di quest’ultima per agire. Le cellule che agiscono in questo tipo di risposta immunitaria sono i linfociti.

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