HomeScienzaFisica/astrofisicaIl rapporto tra fisica e gioco d’azzardo

Il rapporto tra fisica e gioco d’azzardo

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Ricordate gli sbadigli e le crisi di nervi tipiche delle ore di fisica alle scuole superiori? Ricordate anche le continue arrabbiature nei confronti di suddetta materia che “nella vita non serve assolutamente a niente”? Ecco, potreste esservi sbagliati. E di grosso!

Oggi, infatti, siamo qui per spiegarvi come le leggi fondamentali della meccanica classica, tanto odiate a scuola, potrebbero aumentare le vostre possibilità di vincita al casinò, il tutto grazie a una ricerca condotta da un docente della Western University di Perth, tale Michael Small, e da un altro docente, stavolta dell’università di Hong Kong e che risponde al nome di Chi Kong Tse. Prima di scendere nel dettaglio, però, faremo un breve excursus su alcuni dei principali metodi scientifici applicati al gioco d’azzardo nel corso degli anni da vari personaggi, tutti con in mente un obiettivo comune: vincere sfruttando la meccanica della roulette!

Il primo caso è quello di William Jaggers, che alla fine del diciannovesimo secolo riuscì nell’impresa di espugnare la ”banca” di Montecarlo vincendo 65 mila sterline. Il tutto avvantaggiandosi di alcuni difetti della roulette dello stesso casinò. Il matematico Karl Pearson, invece, tentò di sviluppare un metodo dotato di più rigore rispetto al suo predecessore, che funse da ispirazione per Edward Thorp e che, una volta pubblicato sul Review of the International Statistical Institute istruì i lettori sulla possibilità di sfruttare a proprio favore un’inclinazione sul piano della roulette di soli 0,2°. Esistono però anche episodi più stravaganti, come quello che coinvolse dei dottorandi dell’Università della California a Santa Cruz, gli Eudaemons, che grazie a un piccolo computerino creato proprio allo scopo di padroneggiare al meglio le meccaniche di roulette e poi nascosto nella sciarpa guadagnarono la non banale somma di 10 mila dollari. Oppure, storia ben più recente perché risalente al 2004, il caso dell’Hotel Ritz di Londra, dove tre giocatori implementarono un metodo che si basava su uno scanner laser e un cellulare e riuscirono a portare a casa più di 1 milione di sterline. Fun fact, gli scommettitori in questione furono scoperti e processati ma giudicati innocenti, con buona pace dell’Hotel Ritz.

Nessuno dei sistemi citati è però arrivato alla validità scientifica riscontrata in quello ideato da Small e Tse, il quale, premessa doverosa, non è comunque in grado di predire con sicurezza assoluta la traiettoria della pallina, in quanto essa è elastica, possiede dimensioni finite e non è puntiforme, può anche ruotare su sé stessa ed è influenzata da altri fattori come la resistenza dell’aria o l’attrito con la ruota. Il lavoro dei due studiosi è dunque un sistema di equazioni che prevede delle semplificazioni strettamente necessarie ma che, ciò nonostante, può aumentare il margine di vittoria.

Nel caso in questione la pallina è infatti considerata puntiforme, usanza comune per la stragrande maggioranza dei fisici. I punti di partenza del modello, che si ramifica in due metodi, sono la posizione e la velocità iniziali della pallina, ritenuti fondamentali per sconfiggere le leggi della probabilità. Alla base del primo metodo vi è una stima visiva effettuata da uno o più giocatori, i cui valori andranno successivamente inseriti in un programma e genereranno una previsione della casella con più probabilità di successo. A detta di Small e Tse il risultato è un 18% di vantaggio, in contrapposizione al canonico 2,7% di svantaggio che il giocatore ha, in una partita lasciata interamente al caso, nei confronti del banco. Il secondo metodo si avvale invece dell’ausilio di una fotocamera digitale, al fine di rendere la stima visiva iniziale il più precisa possibile. Anche in questo caso i risultati sembrano confermare quel vantaggio percentuale già enunciato in precedenza. Purtroppo il metodo in questione ha valenza solo teorica, in quanto introdurre una fotocamera digitale in un casinò appare impresa a dir poco ardua, ma dovrebbe comunque rassicurarvi sulla validità dello studio in questione.

Adesso la “pallina” passa a voi. Tenete bene a mente che, come detto in precedenza, le approssimazioni sono molte e non vi è nessuna garanzia di vittoria. Per il resto, non vi rimane che tentare la fortuna. O meglio, la fisica!

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