I suoni dell’oceano soffocati dall’attività umana

Il mondo marino ha i suoi suoni che vengono emessi anche per essere ascoltati a distanze chilometriche e servono per la riproduzione, per la ricerca di cibo, per la deposizione delle uova e molto altro. Ma la rumorosa attività umana sta soffocando i suoni dell'oceano

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I suoni dell’oceano e dei mari sono importanti per la vita degli animali marini. Purtroppo però questo paesaggio sonoro naturale viene soffocato da rumori sempre più forti e fastidiosi provenienti dalle attività umane.

Gli scienziati stanno lanciando un monito contro il danno causato dal rumore considerato dannoso quanto la pesca eccessiva, l’inquinamento e la crisi climatica, ma questo prezioso avvertimento viene pericolosamente trascurato.

La buona notizia però è che il rumore può essere interrotto immediatamente e non ha effetti persistenti, come invece altri problemi.

Gli animali marini sentono i suoni dell’oceano da molto lontano

Gli animali marini possono sentire i suoni dell’oceano a distanze molto maggiori di quanto possano vedere o annusare, rendendo il suono cruciale per molti aspetti della vita. Dalle balene ai molluschi, la fauna marina utilizza il suono per catturare le prede, navigare, difendere il territorio e attirare i compagni, oltre a trovare case e avvertire di un attacco. L’inquinamento acustico aumenta il rischio di morte e in casi estremi, come le esplosioni, uccide direttamente.

Le emissioni di anidride carbonica, dalla combustione di combustibili fossili, stanno anche rendendo gli oceani più acidi, il che significa che l’acqua trasporta il suono più lontano, portando a un oceano ancora più rumoroso, hanno detto i ricercatori.



Ma il movimento di mammiferi marini e squali in aree precedentemente rumorose quando la pandemia di Covid-19 ha ridotto il traffico oceanico ha dimostrato che la vita marina potrebbe riprendersi rapidamente dall’inquinamento acustico.

Una “nebbia acustica” nell’oceano

Il professore Steve Simpson dell’Università di Exeter, in Inghilterra ha definito l’inquinamento acustico come una “nebbia acustica” nell’oceano. Infatti tutti gli esseri marini, dal più piccolo plancton fino agli squali, percepisce il proprio ambiente acustico. Di conseguenza, gli animali devono produrre suoni per comunicare, ma anche per ricevere suoni.

Gli animali marini possono vedere solo qualche decina di metri al massimo e possono sentire gli odori a qualche centinaio di metri, ma possono sentire attraverso interi bacini oceanici.

E’ ciò che ha spiegato lo studioso Carlos Duarte della King Abdullah University of Science and Technology in Arabia Saudita, che ha guidato il revisione.

Duarte ha affermato che le principali valutazioni sulla salute dell’oceano ignoravano il rumore: “Eppure la letteratura scientifica, se letta con attenzione, fornisce prove convincenti che il rumore causato dall’uomo è una delle principali fonti di interruzione dell’ecosistema marino“.

Il rumore danneggia la fauna marina al 90%

Gli scienziati hanno analizzato più di 500 studi ed hanno pubblicato i lori risultati sulla rivista Science. Hanno dunque valutato gli effetti del rumore umano sulla vita marina.

Circa il 90% degli studi ha riscontrato danni significativi ai mammiferi marini, come balene, foche e delfini, e l’80% ha riscontrato impatti su pesci e invertebrati. Il suono è una componente fondamentale degli ecosistemi ed il rumore pervasivo colpisce gli animali a tutti i livelli.

L’impatto più evidente è il legame tra il sonar militare e le detonazioni sismiche e la sordità, gli spiaggiamenti di massa e la morte dei mammiferi marini.

I suoni degli animali

Ma molti usi del suono possono essere danneggiati, come i ronzii che il pesce rospo maschio usa per attirare le femmine e il clacson che il merluzzo usa per coordinare la deposizione delle uova .

Le balene producono chiamate per aiutare la coesione e la riproduzione del gruppo e questi suoni possono viaggiare attraverso i bacini oceanici. Le megattere cantano complesse canzoni di accoppiamento I capodogli e vari delfini e focene usano il sonar per ecolocalizzare le prede. Altri animali usano il suono per nutrirsi: alcuni gamberetti producono uno “schiocco” per stordire la preda.

L’inquinamento acustico è aumentato di 32 volte

Purtroppo negli ultimi 50 anni, l’aumento del traffico marittimo ha aumentato di 32 volte il rumore a bassa frequenza sulle rotte principali. I pescherecci usano il sonar per trovare banchi di pesci e le reti a strascico creano un rumore sordo. Anche la costruzione e il funzionamento di piattaforme petrolifere e parchi eolici offshore causano inquinamento acustico, così come la detonazione delle bombe della seconda guerra mondiale nel Mare del Nord.

Pesci, vongole, granchi e coralli sentono tutti il ​​suono e lo usano per trovare luoghi sani in cui vivere“, ha detto Simpson aggiungendo: “Quindi il rumore del trasporto o della costruzione toglie quel senso di ritorno. Significa anche che le balene che potrebbero aver vissuto in una famiglia e cacciato per centinaia di miglia devono vivere entro 10 miglia l’una dall’altra per poter comunicare“.

Troppo rumore umano e poco spazio per i suoni marini

Gli scienziati hanno evidenziato come gli animali siano direttamente stressati dal rumore, e quindi prendono decisioni sbagliate che spesso portano alla morte. Inoltre il rumore dei motoscafi sulla Grande Barriera Corallina in Australia porta a raddoppiare la mortalità da predatori.

Il rumore subacqueo è una preoccupazione seria e sta crescendo“, ha detto il ricercatore Daniel Pauly dell’Università della British Columbia in Canada. Il livello di rumore a cui sono esposti i mammiferi marini è devastante, le onde sonore sottomarine sono molto più violente delle onde sonore nell’aria.

Possibili soluzioni

Lo studio però porta uno spiraglio di salvezza per il panorama acustico marino. Esistono infatti possibili soluzioni secondo gli esperti.

Il retrofit di cinque grandi navi portacontainer da parte del gigante Maersk nel 2015 dimostra che i nuovi design delle eliche riducono il rumore e aumentano anche l’efficienza del carburante. Le eliche più silenziose sono la massima priorità.

I motori elettrici sono un’altra possibile soluzione, così come piccole riduzioni di velocità. Ad esempio, il taglio della velocità delle navi rumorose nel Mediterraneo da 15,6 a 13,8 nodi ha ridotto il rumore del 50% tra il 2007 e il 2013.

Le indagini sismiche possono essere eseguite anche utilizzando vibratori del fondo marino, anziché inviare onde di rumore attraverso l’intera colonna d’acqua.

Il taglio del rumore è quello che serve per fare la differenza e si potrebbe fare da subito. Se riduciamo al minimo le nostre rumorose e fastidiose attività potremmo donare una speranza alla fauna marina e gli oceani tornerebbero ad avere il loro sano panorama acustico.

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