Nonostante il sistema di Giove vanti quasi cento lune conosciute, Europa continua a esercitare un’attrazione senza pari sulla comunità scientifica internazionale. Questo mondo, perennemente avvolto da una spessa crosta di ghiaccio, è da lungo tempo al centro del dibattito astronomico poiché si ritiene che nasconda nel suo sottosuolo un vasto oceano di acqua salata.
Per decenni, la possibilità che tale massa liquida potesse offrire condizioni idonee allo sviluppo biologico ha reso Europa l’obiettivo prioritario nella ricerca di vita extraterrestre all’interno del nostro sistema solare.

L’enigma di Europa e il fascino dell’oceano ghiacciato
Un recente studio coordinato da Paul Byrne, professore associato di Scienze della Terra, Ambientali e Planetarie, getta tuttavia una nuova luce sulle reali potenzialità biologiche della luna. La ricerca è stata condotta da un team multidisciplinare del Dipartimento di Scienze della Terra e del McDonnell Center for the Space Sciences, che comprende esperti come i professori Philip Skemer, Jeffrey Catalano, Douglas Wiens e il ricercatore Henry Dawson. I risultati prodotti da questo gruppo di lavoro mettono seriamente in discussione l’ipotesi che la vita possa prosperare sui fondali dell’oceano europeo.
Attraverso sofisticati calcoli che integrano le dimensioni del corpo celeste, la composizione del nucleo roccioso e l’intensità delle forze gravitazionali esercitate da Giove, il team guidato da Byrne è giunto a conclusioni inaspettate. Secondo lo studio, Europa non presenterebbe movimenti tettonici, sorgenti idrotermali attive o altre forme di dinamismo geologico sottomarino. Tali fenomeni sono generalmente considerati prerequisiti fondamentali per innescare e sostenere la vita, specialmente in ambienti privi di luce solare dove l’energia chimica derivante dal calore interno è l’unico motore possibile.
L’immagine che emerge dalla ricerca è quella di un mondo geologicamente inerte. Il professor Byrne sottolinea che, se fosse possibile inviare un sottomarino telecomandato nelle profondità di Europa, è altamente probabile che non si incontrerebbero vulcani attivi, nuove fratture o i caratteristici pennacchi di acqua calda che sulla Terra ospitano ricchi ecosistemi abissali. Su un corpo celeste così remoto e freddo, un fondale marino caratterizzato da una tale immobilità suggerisce purtroppo la presenza di un oceano privo di vita, privando i ricercatori di quel ricambio energetico necessario alla biologia.
Oltre la vita: l’esplorazione geologica del fondale
Per lo scienziato planetario Paul Byrne, l’interesse verso Europa trascende la ricerca di tracce biologiche, focalizzandosi su un aspetto spesso trascurato nel dibattito scientifico: la natura fisica della sua superficie sottomarina. Sebbene l’attenzione mediatica si sia concentrata quasi esclusivamente sull’oceano in sé, Byrne sottolinea la necessità di comprendere l’estetica e la morfologia del fondale. In mancanza di missioni sottomarine dirette, il team di ricerca ha dovuto integrare i dati noti su Europa con deduzioni derivate dalla geologia terrestre e di altri corpi celesti, come la nostra Luna, per ricostruire teoricamente l’ambiente abissale gioviano.
La struttura di Europa si presenta come una stratificazione complessa, dove una crosta ghiacciata profonda tra i 15 e i 25 chilometri racchiude un oceano globale che raggiunge i 100 chilometri di profondità. Nonostante le sue dimensioni siano leggermente inferiori a quelle della Luna terrestre, si stima che Europa contenga molta più acqua rispetto all’intero pianeta Terra. Al di sotto di questa imponente massa liquida si trova un nucleo roccioso simile a quello terrestre; tuttavia, i calcoli condotti da Byrne indicano una differenza fondamentale: mentre il cuore della Terra è ancora incandescente, il calore primordiale di Europa sarebbe ormai svanito miliardi di anni fa, lasciando un nucleo freddo e inerte.
Un fattore determinante per la vitalità di un satellite è l’influenza gravitazionale del pianeta ospite, che nel sistema gioviano si manifesta in modi drasticamente diversi. Sulla luna Io, la vicinanza a Giove e un’orbita irregolare generano maree estremamente violente che riscaldano le rocce, rendendolo il corpo vulcanicamente più attivo del sistema solare. Al contrario, Europa mantiene un’orbita relativamente stabile e più distante, il che riduce drasticamente l’intensità delle forze di marea.
Secondo le analisi del team di ricerca, sebbene il riscaldamento mareale sia sufficiente a impedire il congelamento totale dell’oceano, non possiede l’energia necessaria per alimentare un’attività geologica significativa nel presente. Europa potrebbe aver vissuto fasi di riscaldamento molto più intense in un lontano passato, ma oggi non presenta evidenze di vulcani che attraversano il ghiaccio, a differenza di quanto accade su Io. I modelli matematici suggeriscono che le attuali maree non siano abbastanza forti da generare fratture o sorgenti idrotermali, delineando l’immagine di un fondale marino silenzioso e geologicamente spento.
Un fondale privo di motori biologici
Secondo le analisi condotte dal professor Paul Byrne, la serenità geologica che caratterizza il fondale marino di Europa rappresenta un ostacolo significativo per lo sviluppo di ecosistemi attuali. La ricerca suggerisce che, allo stato attuale, la luna non disponga della quantità di energia necessaria per sostenere processi biologici complessi sotto la sua spessa coltre di ghiaccio. Questa carenza di dinamismo geofisico riduce drasticamente le probabilità di incontrare forme di vita attiva nelle profondità dell’oceano europeo nel presente.
Nonostante le previsioni prudenti sull’abitabilità, l’entusiasmo per l’esplorazione di questo mondo ghiacciato rimane elevato, alimentato soprattutto dalla missione Europa Clipper. Il lancio della sonda, sostenuto dal contributo scientifico di figure come Bill McKinnon del McDonnell Center for the Space Sciences, segnerà un punto di svolta nella primavera del 2031. Durante i suoi sorvoli ravvicinati, il veicolo spaziale catturerà immagini ad alta risoluzione della superficie e fornirà dati cruciali sullo spessore della calotta glaciale e sulla reale natura dell’oceano sottostante.
L’obiettivo principale di questa missione sarà trasformare le attuali inferenze teoriche in certezze basate su misurazioni dirette. Paul Byrne sottolinea come i dati che verranno raccolti da Europa Clipper siano destinati a rispondere ai principali interrogativi sollevati dagli scienziati negli ultimi decenni, offrendo una mappatura precisa che potrebbe confermare o smentire definitivamente i modelli geologici elaborati finora.
Il valore della ricerca spaziale non è vincolato esclusivamente al successo nel rinvenimento di organismi extraterrestri. Anche nell’eventualità in cui Europa si rivelasse un mondo sterile, l’importanza scientifica della missione rimarrebbe intatta. Byrne evidenzia come l’esplorazione sia guidata dalla curiosità fondamentale di comprendere la composizione dell’universo e di verificare “cosa c’è là fuori”. La convinzione che la vita esista altrove nel cosmo, magari in sistemi stellari distanti cento anni luce, rimane il motore principale che spinge l’umanità a studiare ogni angolo accessibile del nostro sistema solare.
Lo studio è stato pubblicato su Nature Comunications.





































