La comunità scientifica ha ottenuto una visione senza precedenti dell’espansione del cosmo e dell’energia oscura, l’enigmatica forza responsabile dell’accelerazione di questo processo. Questo traguardo è stato raggiunto attraverso l’esame meticoloso di sei anni di dati acquisiti dalla Dark Energy Camera (DECam), uno strumento d’avanguardia installato sul telescopio Víctor M. Blanco in Cile.

L’unificazione dei metodi di analisi
L’analisi si basa su un immenso corpus di informazioni raccolte durante 758 notti di osservazione effettuate tra il 2013 e il 2019 dalla collaborazione Dark Energy Survey. Utilizzando la potenza della DECam da 570 megapixel, i ricercatori hanno mappato circa un ottavo della volta celeste, registrando dati dettagliati su 669 milioni di galassie situate a miliardi di anni luce di distanza dalla Terra.
La vera innovazione di questo studio risiede nell’integrazione, per la prima volta in assoluto, di quattro metodologie distinte per lo studio dell’energia oscura in un unico approccio analitico. Questa sinergia ha permesso di raddoppiare la precisione dei vincoli riguardanti gli effetti di tale forza, segnando un passaggio fondamentale verso la comprensione della natura intrinseca di ciò che domina la struttura dell’Universo.
Secondo Regina Rameika, figura di rilievo del Dipartimento dell’Energia statunitense, questi risultati offrono una nuova prospettiva sulla dinamica dell’espansione universale. Il successo dell’operazione sottolinea come la combinazione di diverse tipologie di analisi e gli investimenti prolungati nella ricerca scientifica siano gli strumenti necessari per risolvere i più grandi misteri dell’astrofisica moderna.
Il dominio dell’energia oscura nel tempo cosmico
La scoperta dell’energia oscura risale al 1998, quando due gruppi indipendenti di astronomi analizzarono supernove distanti notando un fenomeno inaspettato: più gli astri erano lontani, maggiore era la loro velocità di allontanamento. Questa osservazione non solo ha confermato l’espansione dell’universo teorizzata da Edwin Hubble un secolo prima, ma ha rivelato che tale processo sta accelerando costantemente sotto la spinta di una forza misteriosa a cui è stato dato il nome provvisorio di energia oscura.
Negli ultimi ventotto anni la ricerca ha stabilito che l’energia oscura costituisce circa il 68% dell’intero bilancio di materia ed energia del cosmo. È emerso inoltre che questa forza non ha sempre esercitato un ruolo predominante nei 13,8 miliardi di anni di storia dell’universo. Il suo impatto ha iniziato a prevalere sulla forza di gravità su larga scala solo in un periodo compreso tra 3 e 7 miliardi di anni fa, rendendo fondamentale per la scienza moderna comprenderne l’esatta natura.
Il recente studio condotto dal Dark Energy Survey (DES) ha integrato l’osservazione delle supernove di tipo Ia con altri tre fenomeni cosmici fondamentali. Il primo è la lente gravitazionale debole, che si verifica quando la luce di una sorgente lontana viene deviata da una massa imponente. Il secondo riguarda l’aggregazione delle galassie nello spazio, mentre il terzo si focalizza sulle oscillazioni acustiche barioniche, ovvero fluttuazioni di densità originate da onde di pressione primordiali rimaste “congelate” circa 380.000 anni dopo il Big Bang.
Il completamento di questa analisi integrata rappresenta il coronamento di un lungo percorso scientifico. Yuanyuan Zhang, esponente della collaborazione DES presso il NOIRLab, ha descritto l’emozione di veder finalmente convergere tutti i dati raccolti attraverso le quattro sonde pianificate. Quello che inizialmente era considerato un obiettivo quasi utopistico all’avvio della raccolta dati si è trasformato in una realtà concreta, offrendo una panoramica completa sulla struttura e l’evoluzione dell’universo.
Il confronto tra i modelli cosmologici
Attraverso l’elaborazione dei dati raccolti dalla DECam e l’applicazione di metodologie avanzate, il team del Dark Energy Survey è riuscito a mappare la distribuzione della materia lungo gli ultimi 6 miliardi di anni di evoluzione cosmica. Questa ricostruzione è stata successivamente messa a confronto con i due principali paradigmi della cosmologia moderna per verificarne la coerenza.
La ricerca ha preso in esame il modello standard della cosmologia, definito Lambda Cold Dark Matter (LCDM), il quale presuppone che l’energia oscura mantenga un valore costante nel tempo. Parallelamente, i dati sono stati testati sul modello esteso, denominato wCDM, che ammette invece una possibile evoluzione temporale di questa forza misteriosa. Sebbene i risultati ottenuti dal DES mostrino una buona compatibilità con entrambi gli schemi teorici, lasciando aperta la questione sulla stabilità dell’energia oscura, è emersa una discrepanza significativa in un ambito specifico.
L’analisi ha evidenziato un parametro che appare incompleto rispetto alle previsioni fornite da entrambi i modelli: il modo in cui la materia si aggrega nell’universo moderno. Confrontando le osservazioni attuali con le proiezioni basate sulle misurazioni dell’universo primordiale, è emerso che le galassie contemporanee non si raggruppano secondo quanto ipotizzato. Questa divergenza tra la teoria fisica e l’osservazione pratica, anziché attenuarsi, è diventata ancora più marcata con l’affinamento dei nuovi dati.
Il prossimo obiettivo della collaborazione DES consiste nell’integrare le scoperte della DECam con le osservazioni condotte dal Vera C. Rubin Observatory. Grazie all’imminente Legacy Survey of Space and Time (LSST), che durerà un intero decennio, gli astronomi potranno analizzare circa 20 miliardi di galassie.
Chris Davis, direttore del programma della National Science Foundation, sottolinea come questo passaggio sarà fondamentale per condurre test senza precedenti sulla forza di gravità e per penetrare finalmente i segreti dell’energia oscura attraverso una scansione del cielo australe mai tentata prima.
La ricerca del team è stata inviata alla rivista Physical Review D ed è disponibile sul sito di archiviazione degli articoli arXiv.





































