Il regime di tutela del gas naturale è chiuso ai clienti domestici non vulnerabili da gennaio 2024. Le offerte PLACET, pensate come passaggio intermedio, sono uscite di scena il 1° gennaio 2026 e proprio per questo motivo sapere come si compone una tariffa gas oggi è il modo più veloce per leggere bene la bolletta e capire cosa puoi cambiare.
Cos’è cambiato con la fine della maggior tutela gas
La maggior tutela del gas è scaduta il 31 dicembre 2023 per tutti i clienti domestici non vulnerabili. Da quella data il Servizio di Tutela della Vulnerabilità è rimasto attivo per i clienti con le seguenti caratteristiche: persone con più di 75 anni, chi è in condizione di disagio fisico e chi rientra nei limiti ISEE per il bonus sociale. Tutti gli altri sono passati alle offerte PLACET in deroga. Le applica lo stesso fornitore della maggior tutela, ma con una struttura simile al libero.
Le PLACET in deroga dovevano traghettare i consumatori verso una scelta consapevole. Il meccanismo è terminato il 31 dicembre 2025. Dal 1° gennaio 2026 chi non ha ancora cambiato si ritrova un’offerta del libero mercato applicata d’ufficio dal venditore di provenienza. In alternativa, riceve una proposta dedicata via lettera. Nessun rischio di restare senza gas, ma la tariffa attiva oggi può essere parecchio diversa dalla precedente.
Il quadro nazionale di prezzi resta legato all’andamento del PSV (Punto di Scambio Virtuale), l’indice all’ingrosso italiano. Nei mesi recenti il PSV ha oscillato attorno a 0,47-0,48 €/Smc. La materia prima ARERA per la tutela vulnerabilità a marzo 2026 è stata invece pari a 0,557699 €/Smc.
Differenze concrete tra tutelato e libero in bolletta
La differenza tra i due regimi non è il prezzo finale, ma il modo in cui viene costruito. Nel Servizio di Tutela della Vulnerabilità, ARERA fissa ogni mese il valore della materia prima. Lo applica uguale per tutti i fornitori che gestiscono il servizio. Nel mercato libero la materia prima è decisa dal singolo venditore, in due modi alternativi. Si può scegliere un prezzo fisso bloccato per 12 o 24 mesi. Oppure un prezzo indicizzato al PSV con uno spread mensile applicato dal fornitore.
Le altre voci della bolletta gas seguono regole comuni a tutti, come confermano i dati ARERA. La materia prima energia pesa circa il 40% del totale. Il trasporto e la distribuzione, il servizio di misura, gli oneri di sistema e la commercializzazione coprono insieme un altro 35%. Il restante 25% si divide tra accise statali e IVA. Trasporto, oneri e accise sono identici per tutelati e liberi: cambiano solo in base al consumo annuo dichiarato in Smc e alla zona tariffaria.
Quello che incide sul portafoglio è quindi la sola componente energia, più i costi commerciali fissi che il fornitore può aggiungere come quota annua. Una famiglia con consumo medio di 1.400 Smc l’anno può trovare in bolletta annuale differenze di 60-150 euro tra due offerte del libero strutturate diversamente. La forbice è ancora più ampia se confrontata con la vecchia maggior tutela, che oggi non è comunque più disponibile per scelta diretta del cliente non vulnerabile.
Le opzioni reali per chi esce dal tutelato
Chi è uscito dal regime di tutela negli ultimi mesi si è trovato di fronte a tre strade. La prima era restare nel Servizio a Tutele Graduali (STG). Per il gas però la finestra è scaduta a fine 2025: oggi non è più praticabile per nuovi ingressi. La seconda è accettare l’offerta default applicata dal vecchio venditore. Spesso ricalca le condizioni PLACET, con una clausola di rivedibilità ogni 12 mesi. La terza è confrontare attivamente le proposte sul mercato libero, scegliendo durata blocco prezzo, indice e fornitore.
Per chi esce dal regime tutelato, una possibilità concreta è valutare le tariffe gas del mercato libero. La maggior parte degli operatori propone strutture trasparenti con materia prima fissa per 12 o 24 mesi e strumenti di monitoraggio dei consumi annuali in Smc. La logica è simile a un mutuo casa. Scegli tra il fisso e l’indicizzato in base a quanto valore dai alla certezza del costo nei prossimi due anni.
Una terza opzione spesso sottovalutata è il contratto dual fuel, che unisce luce e gas in una bolletta unica con condizioni di rinnovo coordinate. Riduce il numero di scadenze da gestire e in molti casi attiva sconti combinati sulla quota fissa. Funziona bene per chi è stanco di rincorrere voci e date diverse, meno per chi vuole confrontare ogni anno la singola componente.
Come valutare la convenienza di un’offerta gas
Confrontare due offerte gas a parità di consumo richiede tre dati. Il prezzo della materia prima espresso in €/Smc, la quota annua fissa eventuale e la durata del blocco prezzo. La materia prima va letta nelle stesse condizioni. Se un’offerta è “fissa 12 mesi” e l’altra è “PSV + spread”, il confronto diretto mese su mese vale solo nel breve. Sul medio periodo bisogna ipotizzare uno scenario PSV plausibile (oggi 0,47-0,48 €/Smc) e simulare l’effetto su 1.400 Smc annui.
Il secondo blocco di voci da controllare riguarda i costi accessori: spese di emissione bolletta digitale o cartacea, pagamento RID o bollettino postale, eventuali costi di gestione contratto. Sono cifre piccole prese singolarmente (3-7 euro mese), ma su 12 mesi possono pesare quanto la differenza in materia prima.
Resta poi la fiscalità, spesso ignorata in fase di confronto. L’IVA gas è al 22% in via ordinaria. Scende al 10% per i primi 480 Smc consumati nell’anno termico. Riduzioni ulteriori valgono per le imprese del settore agricolo.
Vale la pena verificare la propria posizione: un’aliquota errata in fattura genera recupero di anni anche dopo molto tempo. Una valutazione completa parte sempre da questi tre piani: materia prima, costi fissi e fiscalità applicabile.




































