Didier Queloz, una vita a caccia degli esopianeti

Dal 1995, dopo la scoperta del primo esopianeta, Queloz ha rivolto la sua attenzione all'innovazione sul rilevamento e la ricerca di sistemi esoplanetari. Più recentemente, ha rivolto la sua attenzione alla ricerca di pianeti di tipo terrestre

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Didier Queloz, nato il 23 febbraio a Ginevra, è un astronomo svizzero e professore alle Università di Cambridge e Ginevra. Queloz ha ricevuto il Premio Nobel per la Fisica 2019 con Michel Mayor per la scoperta di 51 Pegasi b, il primo pianeta extrasolare trovato in orbita attorno a una stella simile al Sole. L’esopianeta 51 Pegasi b orbita intorno alla sua stella ogni quattro giorni ed è otto volte più massiccio di Giove. All’epoca la scoperta venne accolta con freddezza.
Dal 1995, dopo la scoperta del primo esopianeta, Queloz ha rivolto la sua attenzione all’innovazione sul rilevamento e la ricerca di sistemi esoplanetari. Più recentemente ha rivolto la sua attenzione alla ricerca di pianeti di tipo terrestre, oltre a lavorare sulla comprensione dell’origine della vita. Il suo ultimo progetto, l’ExOPlanet Satellite (CHEOPS) dell’ESA, ha appena scoperto WASP-189b, uno dei pianeti più estremi mai scoperti.
In una lunga intervista con Arwen Rimmer su Astronomy.com, ha raccontato della sua carriera, della fosfina scoperta sulle nubi di Venere e delle speranze che ripone nella futura ricerca degli esopianeti e della vita extraterrestre.
Queloz ha parlato a ruota libera spiegando che a suo parere il mistero della vita sul nostro pianeta ha bisogno di essere affrontato anche guardando verso i pianeti. Queloz prende come esempio Venere che, spiega, un miliardo di anni fa era molto simile alla Terra, forse possedeva, come il nostro mondo, il dono della vita ma purtroppo la sua atmosfera è mutata. Queloz ha pienamente ragione, Venere oggi sembra un inferno.
Arwen Rimmer ha incalzato l’astronomo chiedendogli un commento sulla fosfina trovata nell’atmosfera di Venere e Queloz è stato molto chiaro, spiegando che la fosfina è stata rilevata in due casi, con due telescopi diversi, in due momenti diversi e lui è dell’opinione che non sia stato commesso nessun errore, anche se, ammette è necessario seguire un’altra linea. Nessuno meglio di lui sa che in questi casi si tratta di ricerca di confine e, inizialmente, gli argomenti possono sembrare deboli in quanto per ora sulla fosfina, ad esempio, non c’è nessuna certezza che sia prodotta effettivamente da qualche forma di vita. Secondo Queloz sarà necessario in futuro mandare su Venere una missione spaziale per indagare l’atmosfera, anche se, a suo parere, è più probabile che la vita verrà trovata su Marte.
Su Astronomy.com ha sottolineato che la scoperta della fosfina ha ricevuto alcune critiche per come è stata presentata, forse la sua origine biologica dovrebbe essere l’ultima spiegazione per la scienza, cosa che non ha trovato d’accordo Queloz che sottolinea quanto sia stupido scartare una risposta del genere a priori ricordando quanto successo quando scoprì 51 pegasi B. Secondo l’astronomo, il team che ha scoperto la fosfina ha semplicemente spiegato quale potrebbe essere l’origine della molecola e non ci vede nulla di male a suggerire che una risposta potrebbe essere “la vita”. La vita, ha aggiunto Queloz non è un mito, è solo qualcosa di ancora misterioso.
Arwen Rimmer nella bella intervista sottolinea come Queloz sia certo che la vita extraterrestre verrà trovata entro i prossimi 30 anni e l’astronomo ne spiega la ragione affermando che, per lui. la vita è solo chimica e la chimica è ovunque e per questo motivo, se si presentano le condizioni adatte la vita prende piede, nasce, si sviluppa ed evolve. Il problema, sottolinea è: quanto è probabile?
L’astronomo sottolinea che la vita, oltre alla chimica, necessita di altri ingredienti quali: la tettonica a placche, un campo magnetico che funzioni da schermo dalle radiazioni ultraviolette ad alta energia e acqua liquida. La planetologia avanzerà nei prossimi 50 anni, ha aggiunto, insieme agli strumenti, che ci consentiranno di misurare questi parametri entro una distanza di cento anni luce dal Sole. Solo così, spiega Queloz, sapremo quanto è probabile che altrove ci siano le condizioni presenti sulla Terra.
Queloz racconta su Astronomy.com la sua avventura con il progetto CHEOPS che ha appena riferito di aver scoperto un Giove estremamente caldo. Queloz, che non fa parte del gruppo dirigente, afferma di essere contento di essere il padre di CHEOPS. Il progetto ha avuto inizio nel 2008 da un’idea balenatagli in mente durante un’uscita con gli sci. Queloz racconta nell’intervista la sua folle idea di realizzare un telescopio appositamente per i cacciatori di esopianeti.
Dopo avarie peripezie, racconta Queloz, e dopo aver vinto il bando ESA nel 2012, ha speso con alcuni collaboratori molto tempo ed energie per convincere la Svizzera e l’industria svizzera. La costruzione è iniziata nel 2013 e il lancio è avvenuto lo scorso dicembre [2019]. CHEOPS è partito bene scoprendo un Gioviano caldo e, spiega: “Abbiamo sette documenti in preparazione in questo momento”.
All’inizio la ricerca degli esopianeti era una ricerca di nicchia e in tanti non credevano fosse la direzione giusta, oggi invece è un campo in fermento dovuto soprattutto alla prima scoperta fatta da Queloz che in chiusura della lunga intervista che potete trovare sul sito Astronomy.com ha spiegato: “Ogni giorno negli ultimi 25 anni ho assistito a un crescente interesse per l’argomento dei pianeti, degli esopianeti e della vita nell’universo. Abbiamo sempre più risultati, sempre più persone coinvolte e sempre più studenti. Tutto questo interesse si moltiplica e ora abbiamo una grossa fetta di astrofisica dedicata alla scienza. La maggior parte dei grandi strumenti ora ha una buona parte del tempo speso sugli esopianeti”.
Fonte: Astronomy.com