Un filmato straordinario, catturato da una telecamera di sicurezza vicino a Thazi, in Myanmar, ha immortalato per la prima volta l’apertura di una faglia nel terreno durante il terremoto di magnitudo 7.7 che ha scosso la regione il 28 marzo 2025.
Sebbene le fratture del terreno siano un evento comune durante i sismi più potenti, non erano mai state riprese in azione. Questo video non solo documenta il movimento del terreno come mai prima d’ora, ma rivela anche un aspetto inatteso e cruciale.

La curvatura della faglia: da teoria a realtà osservata
Il geofisico Jesse Kearse, ricercatore presso l’Università di Kyoto in Giappone, ha descritto questo video come eccezionale. Fino ad ora, il movimento sinuoso delle faglie era stato dedotto solo da dati geologici e dalle cosiddette “slickenlines” (segni di raschiamento visibili sui lati delle faglie): “Invece di muoversi dritti sullo schermo video, gli oggetti si muovevano lungo un percorso curvo con una convessità verso il basso, il che ha fatto immediatamente suonare dei campanelli d’allarme nella mia testa“, ha spiegato Kearse, sottolineando come parte della sua ricerca precedente fosse proprio incentrata sulla curvatura delle faglie, ma basata unicamente su dati geologici.
Kearse ha notato la curvatura della crepa dopo aver visionato il video più volte, subito dopo che era stato caricato su YouTube. Insieme al suo collega dell’Università di Kyoto, il geofisico Yoshihiro Kaneko, ha condotto un’analisi approfondita del filmato. Hanno scoperto che la crepa inizialmente si incurva bruscamente per poi accelerare fino a una velocità massima di circa 3,2 metri al secondo, scivolando per un totale di 2,5 metri in soli 1,3 secondi. Dopo aver raggiunto la sua velocità di punta, la crepa si raddrizza e rallenta. Questa osservazione diretta fornisce una prova inconfutabile di un comportamento della faglia che finora era rimasto un mistero teorico.
Sollecitazioni differenziali e il comportamento irregolare della faglia
Le recenti osservazioni video durante un terremoto hanno rivelato un fenomeno sorprendente: la sua curvatura. Questo non è un semplice dettaglio, ma un indizio cruciale sulla dinamica delle fratture terrestri. I risultati suggeriscono che tale curvatura emerga a causa di una discrepanza nelle sollecitazioni che agiscono sulla faglia: in superficie, le sollecitazioni sono inferiori rispetto a quelle presenti nelle profondità. Questa variazione di pressione crea un andamento irregolare nel suo movimento, un’oscillazione che, fino ad ora, era rimasta celata agli occhi dei sismologi.
Il geofisico Jesse Kearse ha spiegato, in un video commentato dello slittamento pubblicato su YouTube, che: “La curvatura contiene informazioni importanti sulla dinamica della frattura“. In sostanza, le diverse sollecitazioni presenti in superficie spingono la faglia fuori dal suo percorso rettilineo. È come se la parte superficiale della faglia venisse “tirata” o “spinta” in una direzione diversa rispetto alla sua porzione più profonda, dove le forze in gioco sono maggiori e più uniformi.
Questo disallineamento iniziale fa sì che la faglia si muova in modo curvilineo. Tuttavia, come ha affermato Kearse, dopo questa deviazione iniziale, la faglia: “Si riprende e fa ciò che deve fare”, intendendo che la frattura continua il suo percorso generale, anche se con un’andatura non lineare. Questo comportamento non solo offre nuove prospettive sulla propagazione delle fratture sismiche, ma sottolinea anche la complessità delle interazioni tra le forze geologiche e la risposta della crosta terrestre.
Una chiave per decifrare i terremoti
Le recenti scoperte sulla curvatura delle faglie durante un terremoto rappresentano un progresso significativo nella sismologia, offrendo una nuova prospettiva sulla dinamica complessa di questi fenomeni naturali. Questa curvatura, come precedentemente discusso, non è un evento casuale, ma un riflesso delle sollecitazioni differenziali all’interno della crosta terrestre, in particolare tra la superficie e le profondità maggiori. La sua importanza risiede nella capacità di fornire indizi cruciali non solo su come si sono sviluppati i terremoti passati, ma anche su come potremmo prevedere e mitigare gli effetti delle future fratture del terreno.
La dinamica di queste curvature è intrinsecamente legata alla direzione in cui si propaga la frattura. Immaginiamo una faglia come una ferita che si apre nel terreno: il modo in cui questa ferita si allarga e si deforma lungo il suo percorso non è casuale. La traiettoria e la forma della curva possono fornire informazioni dettagliate sulla velocità con cui la frattura si è propagata, sulle forze in gioco in quel momento e persino sulle caratteristiche del terreno che ha attraversato.
Analizzando queste “cicatrici” geologiche lasciate dai terremoti passati, gli scienziati possono ricostruire con maggiore precisione la sequenza degli eventi che hanno portato a un sisma. Questo significa che le tracce lasciate da antiche faglie curve possono aiutarci a capire, ad esempio, se un terremoto si è propagato rapidamente o lentamente, o se ha incontrato particolari ostacoli nel sottosuolo che ne hanno influenzato il movimento.
La comprensione approfondita delle curvature delle faglie non si limita a fornire una visione retrospettiva; le sue implicazioni si estendono alla previsione delle future fratture del terreno. Se riusciamo a correlare specifiche tipologie di curvature con determinate condizioni geologiche o con l’intensità del terremoto, possiamo sviluppare modelli più accurati per anticipare come e dove potrebbero manifestarsi le fratture superficiali durante un sisma.
Ad esempio, la presenza di una particolare curvatura in una faglia nota potrebbe indicare una zona di maggiore debolezza o di accumulo di stress, rendendola un punto critico da monitorare. Questa conoscenza potrebbe guidare decisioni importanti nella pianificazione urbana, nella costruzione di infrastrutture resilienti e nella definizione di zone a rischio sismico. In definitiva, ogni singola curva registrata e analizzata aggiunge un tassello prezioso al nostro puzzle della comprensione dei terremoti, avvicinandoci a una maggiore sicurezza.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista The Seismic Record.





































