Segnali radio dallo spazio

Sono diversi i segnali radio studiati dagli astronomi che si accendono e spengono molto velocemente

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particelle fantasma

L’anno scorso gli scienziati hanno fatto una scoperta intrigante: un segnale radio nello spazio che si accendeva e spegneva ogni 18 minuti.

Gli astronomi si aspettano di vedere diversi segnali radio dallo spazio, che solitamente si accendono e spengono a una velocità incredibile e inaspettata. I segnali ripetuti più comuni provengono da pulsar, stelle di neutroni rotanti che emettono fasci energetici come fari; tali stelle lampeggiano in una maniera così potente che sembrano essere più vicine alla Terra più di quanto in realtà non lo siano. Le pulsar rallentano questo fenomeno man mano che invecchiano, fino a smettere del tutto di produrre onde radio.

Segnali radio dallo spazio: la pulsar studiata dagli scienziati

Vi è una pulsar attualmente studiata dagli scienziati, che è insolitamente lenta e che potrebbe essere meglio spiegata come una magnetar, una pulsar con campi magnetici estremamente complessi e potenti che potrebbero generare onde radio per diversi mesi prima di fermarsi. Sfortunatamente, gli scienziati hanno rilevato la fonte utilizzando i dati raccolti nel 2018.

Quando sono stati analizzati i dati e scoperto quella che inizialmente si pensava potesse essere una magnetar, era il 2020 e non produceva più onde radio. Senza dati aggiuntivi, non è stato possibile testare la teoria della magnetar.

Inizialmente nessuna novità, ma poi la sorpresa

Il nostro universo è vasto e finora ogni nuovo fenomeno scoperto non è stato unico. Gli astronomi hanno confessato che sapevano di trovare un’altra sorgente radio a lungo periodo se avessero guardato di nuovo, con osservazioni ben progettate Quindi, è stato utilizzato il radiotelescopio Murchison Widefield Array nell’Australia occidentale per scansionare la Via Lattea ogni tre notti per diversi mesi.



Non c’è stato bisogno di aspettare molto. Quasi non appena hanno iniziato a cercare, gli astronomi hanno trovato una nuova fonte, in una parte diversa del cielo, questa volta che si ripeteva ogni 22 minuti.

Finalmente il momento tanto atteso. Come racconta Phys.Org, gli scienziati hanno usato tutti i telescopi possibili e immaginabili, attraverso radio, raggi X e luce ottica, facendo quante più osservazioni possibili, supponendo che il fenomeno non sarebbe stato attivo a lungo. Gli impulsi sono durati cinque minuti ciascuno, con intervalli di 17 minuti tra di loro. L’oggetto assomigliava molto a una pulsar, ma ruotava 1.000 volte più lentamente.

Cosa è stato scoperto?

La vera sorpresa è arrivata quando si sono cercate le osservazioni radio più antiche di questa parte del cielo. Il Very Large Array nel New Mexico, negli Stati Uniti, ha l’archivio di dati più longevo. Sono stati trovati impulsi di segnali radio dalla fonte nei dati di ogni anno che sono stati esaminati, il più vecchio è stato registrato in un’osservazione fatta nel 1988. L’osservazione di oltre tre decenni ha permesso agli addetti ai lavori di cronometrare con precisione gli impulsi. La fonte li sta producendo come un orologio, ogni 1.318,1957 secondi, più o meno un decimo di millisecondo.

Secondo le attuali teorie, affinché la sorgente produca onde radio, dovrebbe rallentare. Ma secondo le osservazioni, non lo è. Nell’articolo pubblicato su Nature, è stato mostrato come la sorgente si trova “sotto la linea della morte”, che è il limite teorico di come le stelle di neutroni generano onde radio; questo vale anche per modelli di campo magnetico abbastanza complessi. Non solo, ma se la sorgente è una magnetar, l’emissione radio dovrebbe essere visibile solo per pochi mesi o anni, non per 33 anni e oltre.

Gli alieni dietro tutto ciò?

Naturalmente, a questo punto è molto allettante aggiungere l’intelligenza extraterrestre come opzione. La stessa cosa accadde quando furono scoperte le pulsar: l’astrofisica Jocelyn Bell Burnell e i suoi colleghi, che trovarono la prima pulsar , la soprannominarono “LGM 1”, per “Little Green Men 1” proprio per via della regolarità con cui trasmetteva segnali radio.

Non appena, però, Bell e i suoi colleghi effettuarono ulteriori rilevamenti, capirono che non potevano essere alieni. Impulsi del genere, infatti, non contengono informazioni, ma solo “rumore” su tutte le frequenze, proprio come le sorgenti radio naturali.

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