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Come lavora oggi l’industria della moda?

Tra un abito, un paio di pantaloni o un bel completo elegante e la sua realizzazione vi sono dei passaggi che sono stati snelliti nel tempo, un po’ come avviene per molti processi industriali di altro genere. L’industria della moda, ad oggi, può avvalersi di tecnologie all’avanguardia a partire dalla gestione delle stoffe in magazzino

Tra un abito, un paio di pantaloni o un bel completo elegante e la sua realizzazione vi sono dei passaggi che sono stati snelliti nel tempo, un po’ come avviene per molti processi industriali di altro genere. L’industria della moda, ad oggi, può avvalersi di tecnologie all’avanguardia a partire dalla gestione delle stoffe in magazzino.

Magazzini di ultima generazione

Ogni abito parte da un progetto e ogni progetto necessita di stoffe di diverse tipologie: le innovative scaffalature industriali sono una parte fondamentale del processo tecnologico che sta ancora avvenendo e che mira ad automatizzare operazioni spesso lunghe e faticose.

Oltre a spazi superiori, con ripiani che arrivano quasi al soffitto, esistono software in grado di gestire il magazzino, individuando con precisione dove si trova l’elemento da prelevare. Ciò velocizza e rende l’operazione di picking da parte degli operatori molto più fluida, consentendo di ottimizzare le tempistiche. Esistono anche robot in grado di supportare il lavoro umano procedendo lungo i magazzini a seguito di semplici input da remoto.

Dalle basi mobili all’accensione automatica delle luci, un magazzino automatizzato e digitale rappresenta un’innovazione che supporta in maniera determinante l’industria della moda, andando a ridurre i tempi solo laddove serve e lasciando più spazio al lato creativo, alle campagne di marketing o all’opportunità di mettere in pratica nuove idee. 

La moda digitale? Sì, grazie!

Digitale, sostenibile e… anche virtuale! Prima ancora di passare alla produzione, infatti, non è raro che ci si possa affidare a dei modelli non ancora esistenti come in una sorta di sfilata sostenibile. In questo modo, si può avere già una prima idea dell’impatto che un abito potrà avere sui consumatori senza necessariamente impegnarsi in una fabbricazione “a scatola chiusa”.

Digitalizzare i processi, dunque, significa andare a snellire tutto ciò che è possibile senza mai sacrificare il design e l’intuito prettamente umani, coinvolgendo anche tessuti 2.0 che sono sostenibili, ma che al contempo mantengono la temperatura corporea a livelli ottimali. La sfida del momento per esempio è rendere accessibili a tutti abiti con strati intermedi di nanofili d’argento che riflettono la luce solare, risultando più freschi in estate.

Ovviamente, questo rappresenta un confine che va ben oltre l’automazione e che renderebbe intelligenti persino i materiali con cui si realizzano t-shirt e vestiti. Poter contare su software che sfruttano la tecnologia blockchain è invece già un traguardo raggiunto da molte realtà.

Questo termine, ormai, non è più solo appannaggio del mondo delle criptovalute, ma risulta prioritario laddove si necessiti di trasparenza e tracciabilità delle materie prime. Il mondo della moda è uno di quelli dove la contraffazione è purtroppo all’ordine del giorno e avere l’opportunità di individuare ogni singola componente del capo lungo l’intero ciclo di vita è un valore aggiunto.

Al consumatore basta un codice QR per avere la certezza di aver acquistato il capo originale del brand prescelto, ottenendo inoltre informazioni aggiuntive sulla provenienza delle stoffe, su dove sia avvenuta la lavorazione e persino quanto CO2 è stato immesso nell’ambiente.

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