Assistere alla nascita di piccoli universi 46 volte: lo spazio è un’informazione codificata?

Ci potrebbe essere un collegamento tra la gravità JT, l'equazione di KdV e il ciclo macroscopico, che potrebbe dimostrare che la gravità e la meccanica quantistica sono in relazione tra di loro.

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Come si è formato l’universo?
In che modo la meccanica quantistica, lo studio delle cose più piccole sono in relazione con la gravità e lo studio delle cose grandi?
Queste sono alcune delle domande su cui i fisici si sono soffermati da quando Einstein ha esposto la sua teoria della relatività.
Le formule mostrano che piccoli universi entrano ed escono dall’universo principale. Tuttavia, non ci rendiamo conto o comunque, in quanto esseri umani, non riusciamo a sperimentare questo fenomeno. Per calcolare come il fenomeno tenda a verificarsi, i fisici teorici hanno ideato la cosiddetta gravità JT, che trasforma l’universo in un modello simile a un giocattolo con una sola dimensione di tempo o spazio. Questi parametri limitati consentono di avere un modello grazie al quale gli scienziati possono testare le proprie teorie.
Basandosi su alcuni studi fatti precedentemente, il professor Kazumi Okuyama della Shinshu University, in collaborazione con Kazuhiro Sakai dell’Università Meiji Gakuin, ha iniziato a dimostrare che ci potrebbe essere un collegamento tra la gravità JT, l’equazione di KdV e il ciclo macroscopico, provando così che la gravità e la meccanica quantistica sono in relazione tra di loro.
Nel corso di questo studio sono riusciti a calcolare 46 volte la nascita di piccoli universi, cosa che non era mai stata fatta in precedenza, poiché essa più viene calcolata, più rende le cose complesse. Prima di questo nuovo studio, Peter Zograf era riuscito a calcolare solo 20 volte la nascita di piccoli universi.
Negli anni 90 del ‘900, si è cominciato ad associare l’equazione matematica di KdV, formulata alla fine del XIX secolo, alla gravità. L’equazione di KdV è stata utilizzata per la prima volta per mostrare come si comportano le onde marine, ad esempio all’interno dei canali navigabili dell’Olanda, per osservare i solitoni (onde solitarie auto-rinforzanti causate dalla concomitanza, con cancellazione reciproca, tra effetti non lineari e dispersivi in un mezzo di propagazione) e per osservare come una cresta di un’onda d’acqua continui a rimanere invariata per lungo tempo quando non viene disturbata. Sempre negli anni ’90, si è associato il ciclo macroscopico alla gravità.
Le onde e la gravità sono ritenute comparabili grazie al modo in cui si manifestano. Il principio olografico è stato introdotto da Gerard ‘t Hooft come un modo per capire come funzionano la gravità e la meccanica quantistica.
Il professor Okuyama è stato in grado di dimostrare in questo studio che la gravità JT, l’equazione di KdV e l’anello macroscopico sono strettamente collegati, indicando che la meccanica quantistica e la gravità sono effettivamente collegate olograficamente in questo modello. Okuyama spera di poter continuare la ricerca per elaborare un metodo per calcolare la nascita di piccoli universi non solo nel “modello giocattolo” ma nell’universo esistente.
Riferimenti:“Gravità JT, equazioni di KdV e operatori di loop macroscopici” di Kazumi Okuyama e Kazuhiro Sakai, 24 gennaio 2020, Journal of High Energy Physics. DOI: 10.1007 / JHEP01 (2020) 156
FONTE: https://scitechdaily.com/witnessing-the-birth-of-baby-universes-46-times-space-is-information-encoded-in-a-lower-dimensional-boundary/