Alcuni buchi neri potrebbero nascondere un wormhole?

Secondo una nuova ricerca le emissioni di raggi gamma potrebbero rivelare la presenza di wormhole mascherati da buchi neri giganti.

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I wormhole, o “buchi di verme”, sono ipotetici tunnel spaziotemporali che, teoricamente, potrebbero collegare zone dell’universo distanti nello spazio e nel tempo o potrebbero fungere da ponte con un’altro universo. A suggerire la possibile esistenza di queste scorciatoie spaziotemporali è la Teoria della Relatività di Albert Einstein, tuttavia la loro reale esistenza è ancora tutta da provare.
I wormhole hanno molte similitudini con i buchi neri. Entrambi gli oggetti sono estremamente densi e possiedono una forza gravitazionale straordinaria pur essendo di dimensioni ridotte, tuttavia esiste tra di loro una sostanziale differenza: da un buco nero nulla può sfuggire alla sua morsa gravitazionale, una volta varcato l’orizzonte degli eventi. Per sfuggire da quella regione di spazio occorrerebbe raggiungere una velocità superiore a quella della luce. Invece, qualsiasi oggetto che transitasse all’interno di un wormhole, in linea teorica, potrebbe uscirne indenne attraversando in un tempo brevissimo milioni o miliardi di anni luce.
Supponendo che i wormhole siano reali, i ricercatori hanno studiato il modo per distinguerli da un buco nero.
Si sono concentrati su buchi neri supermassicci con masse da milioni a miliardi di volte quella del Sole, che si ritiene si annidino nel cuore della maggior parte, se non di tutte, le galassie. Ad esempio, al centro della nostra galassia, la Via Lattea, si trova Sagittario A *, un mostruoso buco nero di circa 4,5 milioni di masse solari. Qualunque cosa imbocchi l’ingresso di un wormhole probabilmente uscirà intatto dall’altra estremità del tunnel. Gli scienziati hanno ipotizzato che la materia che entra all’estremità di un wormhole potrebbe potenzialmente impattare contro la materia che entra nell’altra estremità, un tipo di evento che non potrebbe mai accadere con un buco nero.
Qualsiasi oggetto che cade all’interno di un wormhole supermassiccio probabilmente viaggerebbe a velocità straordinariamente elevate a causa dei suoi potenti campi gravitazionali. Gli scienziati hanno simulato che cosa succederebbe alla materia che transita attraverso entrambe le bocche di un wormhole fino al punto in cui queste bocche si incontrano, la “gola” del wormhole. Il risultato di tali collisioni, secondo i ricercatori, sono sfere di plasma che si espandono da entrambe le bocche del wormhole quasi alla velocità della luce.
Quello che mi sorprende di più è che nessuno ha mai proposto questa idea prima, perché è piuttosto semplice“, ha detto a Space.com il primo autore dello studio, Mikhail Piotrovich, astrofisico presso l’Osservatorio Astronomico Centrale di San Pietroburgo, Russia.
I ricercatori hanno confrontato le esplosioni di questi wormhole con quelle di un di buco nero supermassiccio noto come nucleo galattico attivo (AGN), che può emettere più radiazioni di quanto non faccia la nostra intera galassia. Gli AGN sono in genere circondati da anelli di plasma o “dischi di accrescimento” e possono emettere potenti getti di radiazioni dai loro poli.
Le sfere di plasma dei wormhole possono raggiungere temperature di circa 18 trilioni di gradi Fahrenheit (10 trilioni di gradi Celsius). A tale temperatura, il plasma produrrebbe raggi gamma con energie di 68 milioni di elettronvolt.
Al contrario, “i dischi di accrescimento degli AGN non emettono radiazioni gamma, perché la loro temperatura è troppo bassa”, ha detto Piotrovich. Inoltre, sebbene i getti degli AGN possano emettere raggi gamma, questi viaggerebbero per lo più nella stessa direzione dei getti mentre l’emissione di raggi gamma di un wormhole si irradierebbe uniformemente in tutte le direzioni, ha osservato.
Inoltre, se un AGN risiedesse in una galassia nota come Seyfert di Tipo I – una in cui il gas caldo si stava espandendo rapidamente – il lavoro precedente suggeriva che probabilmente non avrebbe generato molti raggi gamma con energie di 68 milioni di elettronvolt. Secondo i ricercatori se gli astronomi osservassero un AGN all’interno di una galassia di Seyfert di tipo I con un picco significativo di traggi gamma ciò potrebbe significare che i realtà l’AGN è un wormhole.
Gli scienziati hanno condiviso le loro scoperte online il 21 agosto in uno studio accettato per la pubblicazione sulla rivista Monthly Notice della Royal Astronomical Society.
Fonte: https://www.space.com/black-holes-as-wormholes-gamma-ray-flashes

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