Perché pochi europei riuscirono a conquistare le Americhe…

Le ragioni della sconfitta delle civiltà americane ad opera degli europei tra il 1492 e il 1666

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Il più drammatico scontro tra i popoli è probabilmente quello che interessò il Vecchio ed il Nuovo Mondo nel XVI secolo. Ancora oggi può risultare incredibile come la piccola spedizione di Pizarro, circa 200 uomini, di cui solo 37 a cavallo, ebbe la meglio a Cajamarca, il 15 novembre 1532, sui 30.000 uomini che componevano l’esercito Inca dell’imperatore Atahualpa.
Lo stesso si può dire dell’espansione europea nel Nord America dove poche centinaia di coloni ebbero la meglio su decine di migliaia di nativi. Le ragioni di questo esito, soltanto apparentemente improbabile, vanno ricercate, prima ancora che negli aspetti militari, nella diversa evoluzione di queste popolazioni.
La prima differenza tra le civiltà americane e quelle europee era strettamente connessa all’agricoltura. Le Americhe dopo le grandi estinzioni del Pleistocene avevano un solo grande mammifero domesticato, il lama-alpaca, confinato per altro in una ristretta area sulle Ande e sulla costa del Perú. Dava carne, lana, pelle e portava carichi, ma non forniva latte, non si poteva montare o aggiogare a un aratro, non trainava i carri e non fu mai usato in battaglia o come fonte di forza motrice.
L’Europa aveva ben tredici diverse specie di mammiferi di grande taglia domesticate, ad iniziare dal cavallo che giocò un ruolo fondamentale nella conquista delle Americhe. Senza le estinzioni del Pleistocene, probabilmente, Pizarro si sarebbe trovato di fronte una cavalleria inca di migliaia di unità che avrebbe avuto facile gioco contro i 37 cavalleggeri spagnoli.
Un’altra differenza era nello sviluppo dell’agricoltura. In Europa le popolazioni di cacciatori-raccoglitori erano praticamente quasi scomparse, in America pur essendo l’agricoltura diffusa, c’erano ancora vaste aree popolate da popolazioni semi nomadi di cacciatori raccoglitori.
L’agricoltura americana, là dove era praticata, soffriva di ulteriori limitazioni: era troppo dipendente dal mais, povero di proteine, e mancava del paniere di ricchi cerali eurasiatici; i semi erano piantati uno a uno, e non con la piú efficiente tecnica a spaglio; l’aratura era fatta a mano e non con aratri trainati da animali, il che rendeva impossibile coltivare certi suoli; si basava sulla sola forza muscolare dell’uomo per opere come la trebbiatura, la macinatura e l’irrigazione; e non aveva a disposizione il concime animale come fertilizzante. L’insieme di questi fattori si traduceva in una resa nettamente inferiore di proteine e calorie rispetto a quella europea.
Sempre dall’agricoltura, ed in particolare dall’allevamento,
deriva un altro fattore di squilibrio delle popolazioni americane: la resistenza a virus e batteri sconosciuti. Le popolazioni europee erano state soggette, nei secoli, a continue epidemie di morbillo, vaiolo, influenza, peste, tubercolosi e altre ancora, l’unico tipo di malattia che si originò senza dubbio in America fu il treponema non sifilitico. Gli europei pertanto avevano una certa resistenza immunitaria a questi agenti patogeni del tutto assente nelle popolazioni americane.
Il divario nel numero di germi provenienti dai due continenti dipendeva direttamente dal bestiame, perché molti di questi patogeni sono zoonosi provocate dagli animali, con i quali le affollate società europee vivevano in stretto contatto da 10 000 anni. Un’altra ragione della minore diffusione di germi nel Nuovo Mondo è la scarsità di grandi insediamenti demografici che con la loro promiscuità rappresentano un terreno favorevole per le malattie infettive.
Un altro fattore che determinerà la sconfitta dei nativi americani rispetto agli invasori europei fu il gap tecnologico tra le due civiltà. Gli europei avevano pienamente sfruttato le opportunità offerte da popolazioni agricole, altamente concentrate e specializzate, ad iniziare dal campo della metallurgia.
Sotto il profilo militare gli europei potevano contare su spade, lance e pugnali di acciaio, armi da fuoco leggere e pesanti, armature ed elmetti di acciaio o di maglia metallica. Gli americani invece si limitavano a mazze ed asce di pietra o legno (a volte rame sulle Ande), fionde, archi e armature intessute, il che forniva loro un potere di attacco e una protezione molto minori. Inoltre erano praticamente inermi contro le cariche della cavalleria a loro totalmente sconosciuta.
Come se non bastasse gli europei avevano un’indiscussa superiorità nei trasporti marittimi e nell’uso di veicoli con la ruota, le cui uniche tracce in America sono state ritrovate solo in alcuni giocattoli messicani di ceramica.
Anche nel campo dell’organizzazione sociale l’Europa del XV e XVI secolo contava un buon numero di grandi stati centralizzati, alcuni dei quali con una religione ufficiale che rafforzava la coesione sociale. In America c’erano solo due imperi, quello inca e quello azteco, simili alle loro controparti europee per origini, dimensioni, popolazione, diversità di etnie e presenza di una religione ufficiale. In Europa ben sette stati (Spagna, Portogallo, Inghilterra, Francia, Olanda, Svezia e Danimarca) furono in grado di organizzare spedizioni in America e di conquistare colonie tra il 1492 e il 1666.
Un’ultima differenza era la scrittura, in Europa era largamente diffusa anche tra una parte non marginale della popolazione con la conseguenza di facilitare i cambiamenti politici e tecnologici. La scrittura era sostanzialmente assente nel Nuovo Mondo, e dove presente soprattutto in una piccola zona del Mesoamerica, era patrimonio di una piccola casta e non svolse alcun ruolo propulsivo nelle società.
Per tutte queste ragioni quando Francisco Pizarro ed i suoi 200 conquistadores arrivarono nei pressi di Cajamarca, il destino dell’impero Inca era segnato, a dispetto dei 30.000 uomini dell’esercito di Atahualpa.
Fonte: Armi, acciaio e malattie, di J.Diamond