Il cratere Gale su Marte continua a rivelare sorprese e misteri che catturano l’attenzione della comunità scientifica e degli appassionati dello spazio. Un’immagine grezza, catturata dalla telecamera Mast (Mastcam) a bordo del rover Curiosity della NASA il 7 agosto 2022, ha svelato un misterioso cilindro che sfida le interpretazioni convenzionali. Questa scoperta, avvenuta in una stretta fessura sulle pendici del Monte Sharp nota come Passo di Paraitepuy, mostra un misterioso cilindro parzialmente sepolto nella regolite marziana.

Le caratteristiche del misterioso cilindro e le ipotesi sull’origine
L’oggetto è stato individuato inizialmente da Rami Bar Ilan analizzando i database della NASA e successivamente segnalato al dottor Jan Špaček, esperto in tracce di vita, e alla professoressa Carol Cleland, nota per i suoi studi filosofici sulle anomalie scientifiche. La discussione è stata approfondita pubblicamente da Brian Dobbs, sottolineando come la trasparenza dei dati sia l’unico modo per motivare la comunità a risolvere il mistero. Analizzare queste immagini in modo aperto permette di trasformare una semplice curiosità visiva in un potenziale obiettivo di indagine scientifica per le missioni future.
Il cilindro è chiaramente visibile in molteplici scatti provenienti sia dalla Mastcam sinistra che da quella destra, strumenti ad alta definizione che hanno immortalato l’oggetto da diverse distanze focali. Questi dati sono regolarmente catalogati negli archivi ufficiali del JPL e della WUSTL, confermando che non si tratta di un semplice artefatto digitale o di un errore di ripresa. Nonostante la sua presenza nei registri tecnici dei notebook dell’analista MSL, al momento della sua prima identificazione l’oggetto non era stato messo in risalto sul sito web pubblico della missione Curiosity.
La documentazione visiva mostra il cilindro da diverse angolazioni, permettendo di confermare la sua geometria costante e la sua natura tridimensionale all’interno del contesto marziano. La presenza di dati correlati in diversi archivi istituzionali fornisce una base solida per chiunque voglia condurre un’analisi indipendente sulla posizione e sulle dimensioni del reperto. Questa ridondanza di prove fotografiche è fondamentale per escludere che l’anomalia sia dovuta a un riflesso momentaneo o a un granello di polvere sull’obiettivo della fotocamera del rover.
Caratteristiche fisiche e ipotesi sull’origine
L’oggetto si presenta con una superficie lucida e una forma cilindrica quasi perfetta, con una lunghezza stimata di circa 20 centimetri e un’estremità visibilmente piatta. Tali caratteristiche geometriche sono estremamente rare in natura, specialmente in un contesto geologico dominato da rocce sedimentarie e regolite. La regolarità della sua struttura suggerisce immediatamente una natura artificiale, portando i ricercatori a confrontare l’oggetto con i componenti tecnici delle macchine inviate dall’uomo sul pianeta rosso negli ultimi decenni.
La spiegazione scientificamente più cauta ipotizza che si tratti di detriti prodotti durante la complessa fase di atterraggio del 2012 o durante le operazioni successive. È comune che i rover ritrovino parti dello scudo termico, della Sky Crane o piccoli frammenti di cablaggio e hardware che possono essersi staccati a causa delle sollecitazioni meccaniche o del forte vento marziano. Considerando che Curiosity ha le dimensioni di un piccolo SUV e pesa quasi 900 chilogrammi, l’usura delle sue ruote o dei suoi componenti interni potrebbe aver disseminato piccoli frammenti lungo il percorso.
Nonostante la forte probabilità che si tratti di spazzatura spaziale terrestre, l’ambiente di Marte ha già dimostrato di poter creare forme insolite attraverso processi naturali erosivi. Nel cratere Gale sono stati osservati in passato cristalli di gesso e sferule di ematite soprannominate “mirtilli”, che mostrano geometrie sorprendentemente regolari. Tuttavia, la combinazione tra la forma cilindrica allungata, la superficie riflettente e l’estremità piatta rende questo reperto del passo di Paraitepuy un caso unico che merita una distinzione netta dalle comuni formazioni rocciose marziane.
Il dilemma del rover e le prospettive di indagine
Attualmente la NASA non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale in merito al cilindro, mantenendo il silenzio sulle numerose richieste di chiarimento. Il rover Curiosity si trova ora impegnato nell’esplorazione dei pendii inferiori del monte Sharp, a una distanza di circa 8 chilometri dal luogo del ritrovamento. Questa distanza rappresenta una sfida logistica significativa, poiché ogni movimento del rover deve essere pianificato con estrema cura per evitare rischi inutili a una missione che dura ormai da oltre dieci anni.
Dal punto di vista tecnico, un ritorno sul sito dell’anomalia sarebbe teoricamente possibile in tempi brevi, dato che la velocità massima del mezzo permetterebbe di coprire la distanza in circa due giorni di navigazione continua. Esaminare l’oggetto da vicino con il braccio robotico lungo 2,1 metri e gli strumenti di analisi chimica fornirebbe la prova definitiva sulla sua composizione. Risolvere il mistero permetterebbe di catalogare il cilindro con certezza, eliminando ogni dubbio sulla sua natura ed evitando che diventi oggetto di speculazioni infondate.
Il dibattito rimane dunque aperto tra chi suggerisce di proseguire la missione scientifica prioritaria e chi ritiene indispensabile una deviazione per verificare l’origine del cilindro trovato su Marte. Presumere che si tratti semplicemente di un detrito umano senza una verifica diretta potrebbe far perdere l’occasione di identificare un’anomalia di altro tipo. Resta da decidere se il rischio di ritardare le operazioni attuali valga la conoscenza definitiva di ciò che giace abbandonato tra le rocce del passo di Paraitepuy.
Per maggiori informazioni, leggi l’analisi di Jan Špaček.





































