Una recente ricerca scientifica ha rivelato che diverse specie di formiche adottano una strategia coloniale basata sulla priorità numerica rispetto alla robustezza del singolo individuo. Queste specie scelgono di investire minori risorse nella cuticola, ovvero lo strato protettivo dell’esoscheletro di ogni formica, per liberare nutrienti essenziali.
Questo risparmio energetico permette alla colonia di produrre una quantità significativamente maggiore di operaie, una scelta che si è dimostrata evolutivamente vincente nel lungo periodo.

L’evoluzione dell’individuo nelle società complesse di formiche
Lo studio, guidato da Evan Economo dell’Università del Maryland, esplora cosa accada ai singoli componenti quando si sviluppano strutture sociali articolate, simili a quelle osservate negli esseri umani. Man mano che una società diventa più complessa, l’individuo tende a semplificarsi poiché molti compiti, precedentemente necessari per la sopravvivenza solitaria, vengono ora gestiti dalla collettività. Questo processo porta alla produzione di individui più economici e facili da generare in grandi numeri, anche se singolarmente risultano meno resistenti.
Le formiche rappresentano il sistema perfetto per testare queste dinamiche sociali, data l’estrema variabilità delle loro colonie che possono contare da poche decine a milioni di esemplari. Arthur Matte, ricercatore presso l’Università di Cambridge, sottolinea come, nonostante la loro onnipresenza, le strategie biologiche alla base di colonie così imponenti siano rimaste a lungo poco chiare. L’analisi su larga scala degli insetti sociali ha finalmente permesso di verificare esplicitamente questa teoria del compromesso evolutivo.
Il punto focale della ricerca risiede nel bilanciamento tra la dimensione della colonia e l’investimento nella cuticola. Quest’ultima è fondamentale per proteggere l’insetto da predatori, malattie e disidratazione, oltre a fornire il supporto strutturale per i muscoli. Tuttavia, la sua produzione è estremamente costosa dal punto di vista nutrizionale, richiedendo minerali e azoto, elementi spesso scarsi nell’ambiente. Di conseguenza, una cuticola più spessa limita inevitabilmente il numero totale di individui che la colonia è in grado di sostenere.
L’analisi volumetrica tramite scansioni 3D
Per giungere a queste conclusioni, il team di ricerca ha utilizzato un imponente set di dati derivanti da scansioni a raggi X in tre dimensioni, analizzando il volume corporeo e lo spessore dell’esoscheletro di oltre 500 specie diverse di formiche. I dati raccolti hanno evidenziato una variabilità sorprendente: il rivestimento della cuticola può oscillare tra il 6% e il 35% del volume totale dell’insetto. Incrociando queste misurazioni con modelli evolutivi, gli scienziati hanno confermato che le specie dotate di una corazza più sottile tendono sistematicamente a formare colonie numericamente più vaste.
Secondo gli autori dello studio, una cuticola meno robusta non deve essere vista come una debolezza, bensì come parte di una complessa sindrome di tratti sociali vantaggiosi. Quando una colonia aumenta di dimensioni, può permettersi di ridurre l’investimento energetico pro capite in tessuti costosi come la cuticola, affidandosi invece a strategie collettive come la difesa coordinata del nido, la ricerca di cibo di gruppo e una rigorosa divisione del lavoro.
Questo fenomeno ricalca il principio della multicellularità, dove le singole unità cooperative possono risultare più semplici o fragili rispetto a una cellula solitaria, ma l’organismo collettivo che compongono raggiunge livelli di complessità e capacità di sopravvivenza di gran lunga superiori.
Un aspetto particolarmente rilevante emerso dalla ricerca è il legame tra il risparmio energetico sulla protezione e i tassi di diversificazione delle specie. Le formiche che investono meno nella propria corazza mostrano tassi di speciazione più elevati, un indicatore chiave che i biologi utilizzano per misurare il successo evolutivo. Sebbene non siano ancora del tutto chiari i meccanismi che collegano la riduzione dell’esoscheletro alla nascita di nuove specie, questa scoperta rappresenta un caso raro di identificazione di un tratto fisico direttamente associato alla proliferazione biologica nelle formiche.
Una delle ipotesi più accreditate per spiegare il successo di queste formiche “più economiche” riguarda la loro capacità di adattarsi ad ambienti poveri di risorse. La produzione di una cuticola spessa richiede grandi quantità di azoto, un elemento spesso limitato in natura. Riducendo il fabbisogno individuale di nutrienti, le specie con corazze leggere diventano più versatili dal punto di vista ecologico. Questa flessibilità nutrizionale permetterebbe loro di colonizzare habitat con scarse risorse, conquistando nuove nicchie ambientali che risulterebbero inaccessibili per specie caratterizzate da un costo di produzione individuale più elevato.
La difesa collettiva e il circolo vizioso dell’evoluzione
Secondo l’ipotesi formulata dagli studiosi, lo sviluppo di società complesse ha reso meno necessaria la presenza di una corazza individuale imponente. Meccanismi sociali come la difesa coordinata del nido e la gestione collettiva delle malattie hanno agito da sostituti protettivi per il singolo insetto. Questo cambiamento ha innescato un vero e proprio circolo virtuoso dal punto di vista evolutivo: riducendo l’investimento energetico nella cuticola, le colonie hanno potuto aumentare il numero dei propri membri, e la crescita della popolazione ha a sua volta reso superfluo il ritorno a una struttura fisica pesante e costosa.
Evan Economo ha ironicamente definito questo processo come “l’evoluzione della schiacciabilità”, sottolineando come non tutti gli insetti possiedano la stessa robustezza strutturale. Questa tendenza alla semplificazione individuale in favore della forza collettiva potrebbe non essere esclusiva delle formiche; i ricercatori ipotizzano infatti che anche altri organismi sociali, come le termiti, abbiano intrapreso percorsi evolutivi analoghi, sebbene siano necessari ulteriori studi per confermare tale parallelismo in altre specie.
La transizione verso una forza lavoro più numerosa ma individualmente più fragile presenta interessanti analogie con la storia delle tattiche belliche umane. Un esempio calzante è il passaggio dai cavalieri pesantemente armati del Medioevo a formazioni di arcieri e balestrieri specializzati, dove la superiorità numerica e la coordinazione tattica hanno prevalso sulla protezione individuale. In questo contesto, lo studio richiama le leggi di Lanchester, ovvero le equazioni matematiche nate durante la Grande Guerra che analizzano il vantaggio strategico di schierare grandi quantità di unità leggere rispetto a poche unità d’élite estremamente resistenti.
La dinamica osservata nelle formiche riflette un principio biologico ed economico fondamentale che influenza numerosi aspetti della realtà, dalla scelta del cibo alla crescita della prole. Arthur Matte osserva come il compromesso tra volume e valore sia un elemento onnipresente e come le formiche lo abbiano gestito con successo per milioni di anni. Ricostruire questo percorso ha permesso di comprendere meglio come le diverse linee evolutive siano state plasmate da vincoli ambientali specifici, portando alla straordinaria diversità biologica che caratterizza oggi il mondo dei mirmecologi.
Lo studio è stato pubblicato su Science Advances.





































