HomeScienzaAntropologiaNativi americani: il DNA svela origini doppie da Cina e Giappone

Nativi americani: il DNA svela origini doppie da Cina e Giappone

Una nuova ricerca sul DNA mitocondriale rivela una complessa ascendenza asiatica dei Nativi Americani, identificando almeno due ondate migratorie che collegano Americhe, Cina e Giappone. Lo studio, in contrasto con le teorie precedenti, evidenzia un inatteso contributo genetico dalla Cina costiera settentrionale, ampliando le note fonti ancestrali siberiane e del Sud-est asiatico

Una nuova ricerca incentrata sul DNA mitocondriale ha rivelato un’ascendenza asiatica dei nativi americani più complessa di quanto si pensasse, indicando almeno due distinte ondate migratorie che hanno collegato le Americhe, la Cina e il Giappone.

Contrariamente alle teorie precedenti, lo studio suggerisce un contributo genetico proveniente anche dalla Cina costiera settentrionale, in aggiunta alle fonti ancestrali già descritte in Siberia, Australo-Melanesia e Sud-est asiatico.

Nativi americani: il DNA svela origini doppie da Cina e Giappone
Nativi americani: il DNA svela origini doppie da Cina e Giappone

La complessa ascendenza dei nativi americani

L’antropologo molecolare Yu-Chun Li dell’Accademia Cinese delle Scienze ha affermato che “Oltre alle fonti ancestrali precedentemente descritte in Siberia, Australo-Melanesia e Sud-est asiatico, dimostriamo che anche la Cina costiera settentrionale ha contribuito al pool genetico dei nativi americani”.

Il team di ricerca ha analizzato il DNA mitocondriale, trasmesso per via femminile, per tracciare una rara linea di discendenza fondatrice dei nativi americani attraverso i continenti e il tempo. Per questa analisi, sono stati utilizzati 100.000 campioni moderni e 15.000 antichi, permettendo di identificare 216 individui contemporanei e 39 antichi che condividevano la linea di discendenza. I percorsi di ramificazione sono stati successivamente mappati utilizzando la datazione al carbonio e confrontando le mutazioni genetiche rilevate lungo il percorso.

Lo studio ha identificato due principali “eventi di radiazione” (migratori) con tempistiche e condizioni ambientali specifiche. Il primo evento di migrazione ebbe luogo tra 19.500 e 26.000 anni fa. Questo periodo era caratterizzato da condizioni climatiche fredde nella Cina costiera settentrionale, rendendo la regione inospitale per gli esseri umani. Il secondo evento è avvenuto tra 19.000 e 11.500 anni fa, in un’epoca in cui la popolazione umana nel mondo si espanse ed esplorò grazie a condizioni climatiche migliori.

Per entrambe le ondate, i ricercatori ritengono che gli antichi esseri umani si siano diretti verso le Americhe attraverso la costa del Pacifico. Questa ipotesi si discosta dalla teoria che prediligeva il ponte di terra di Bering – la terraferma che collegava la Siberia e l’Alaska durante l’ultima era glaciale – come principale via di passaggio.

Sulla base dell’analisi della loro migrazione attraverso il continente e del confronto tra punte di freccia e lance di fattura simile, è stato ipotizzato che i popoli paleolitici di Cina e Giappone abbiano attraversato il margine settentrionale dell’Oceano Pacifico fino a raggiungere la costa nord-occidentale del Nord America.

Date le connessioni, si era in passato ipotizzato che i nativi americani fossero discendenti del popolo Jōmon del Giappone. Tuttavia, un recente studio genetico ha messo in discussione questa ipotesi. Il nuovo studio sul DNA mitocondriale ha invece scoperto che le somiglianze tra i due gruppi sono probabilmente dovute a una più antica discendenza comune.

Similitudini tra microlame e punte a stelo

Nel periodo terminale del Pleistocene, i ricercatori hanno identificato importanti somiglianze nelle tecnologie di lavorazione della pietra che collegano il Giappone, il Nord-est asiatico e le Americhe. Le microlame giapponesi, che già mostrano punti in comune con quelle ritrovate nel Nord-est asiatico, inclusa la Cina settentrionale, presentano affinità specifiche con le punte a stelo contemporanee provenienti dai siti Jōmon incipienti.

È un aspetto cruciale notare come le punte a stelo fossero ampiamente distribuite lungo la costa del Pacifico, estendendosi dal Giappone al Sud America, e mostrassero strette affinità reciproche. Recenti scoperte in Nord America indicano una maggiore somiglianza di queste punte a stelo con i modelli non scanalati giapponesi rispetto a quelli dell’Asia settentrionale.

Il team di ricerca attribuisce questa somiglianza nella tecnologia paleolitica, così come le relazioni filogenetiche delle sottolinee D4h in Cina, nelle Americhe e in Giappone, a una probabile connessione pleistocenica tra queste regioni. Inoltre, è stato scoperto che popolazioni provenienti dalla costa settentrionale della Cina si recavano in Giappone, supportando ulteriormente l’idea di interazioni e movimenti tra queste aree.

Interazione transcontinentale: oltre la cultura

La ricerca sulle migrazioni e sull’ascendenza genetica ha rivelato una sorprendente connessione che va oltre i confini geografici e temporali, collegando il patrimonio genetico delle Americhe, della Cina e del Giappone fin dal Pleistocene.

Gli studiosi sono rimasti particolarmente colpiti nello scoprire che la stessa fonte ancestrale che ha contribuito al pool genetico dei Nativi Americani ha avuto un ruolo anche nella formazione del patrimonio genetico giapponese. Questa influenza è risultata particolarmente evidente negli indigeni Ainu del Giappone, suggerendo un quadro di interazione e mobilità umana ben più complesso di quanto precedentemente ipotizzato.

Questa evidenza genetica, che traccia una linea di discendenza comune, è di fondamentale importanza poiché dimostra che il legame pleistocenico tra Americhe, Cina e Giappone non era limitato alla semplice trasmissione di elementi culturali, come la somiglianza nelle tecnologie litiche – ad esempio le punte a stelo e le microlame. Al contrario, la scoperta indica una vera e propria connessione genetica stabilita attraverso la migrazione di popolazioni e la successiva mescolanza dei geni.

Il ritrovamento di una condivisa fonte ancestrale, risalente al Pleistocene e che coinvolge il Giappone (in particolare gli Ainu), la Cina costiera e le Americhe, obbliga a riconsiderare i modelli di popolamento dell’Asia Orientale e del Nord America. Suggerisce che le popolazioni che si muovevano lungo le coste del Pacifico durante il periodo glaciale non solo raggiunsero le Americhe, ma lasciarono anche una segnalazione genetica duratura nelle popolazioni rimaste in Asia Orientale, in questo caso in Giappone.

Il dato rafforza l’ipotesi di antichi percorsi di migrazione costiera e sottolinea la dinamicità dei movimenti umani in una fase climatica e geografica cruciale per la storia evolutiva umana. La linea di discendenza D4h rappresenta quindi una firma molecolare di questa antica rete di connessioni transcontinentali.

Lo studio è stato pubblicato su Cell Reports.

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