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Chat Control: martedì l’Europa voterà per spiare mezzo miliardo di cittadini

Il Parlamento UE voterà il 14 ottobre la legge detta "Chat control" che consente di scansionare ogni messaggio, foto o video prima che venga inviato. La privacy è finita. E questa volta non per sbaglio

Il 14 ottobre il Parlamento europeo voterà il Chat Control 2.0: una legge che, in nome della sicurezza, permetterà di scansionare messaggi, immagini e video direttamente alla fonte, sui nostri telefoni e computer, prima ancora che vengano inviati.
Non è fantascienza. Non è “1984”, è una triste realtà che mai avremmo pensato di vedere anche solo proporre in Europa. È un atto politico che scardina secoli di civiltà giuridica.

Ricordate la trama del film “Minority report”?

“Nel 2054, il governo implementa un programma di polizia “Precrime”. Tre esseri umani chiaroveggenti (“precog”) ricevono impressioni psichiche di un omicidio imminente e gli agenti analizzano le loro visioni per determinarne il luogo e arrestare l’autore prima che il crimine possa essere commesso. I potenziali assassini vengono indotti in coma elettromagnetico e trattenuti in una struttura carceraria simile a un panopticon.” 

Bene, sostituite gli esseri umani chiaroveggenti con agenti AI e potrete già prevedere il risultato, ispirato da  un romanzo del geniale Philip Dick del 1956: superato il sistema classico, plurisecolare, del “sorvegliare e punire” post-factum, l’unico modo per estirpare il male dalla società attraverso la previsione di un delitto che grazie all’intervento della polizia di fatto, paradossalmente, non verrà commesso. Il colpevole viene prelevato e messo in un campo di prigionia una settimana o anche pochi secondi prima di aver commesso il reato.

Dunque, una punizione pre-factum; un castigo che anticipa un delitto che, verificatosi solo nell’ordine della metafisica, nella realtà fenomenica è stato evitato; un’ingerenza nel destino delle persone e un limite alla loro libertà di scegliere. La cognizione del male diviene precognizione del delitto. “Noi diciamo che sono colpevoli. Loro, d’altro canto, proclamerannono in eterno la propria innocenza. E in certo senso sono innocenti“.

E’ possibile che in un sistema di questo genere possa insinuarsi un ragionevole dubbio? E’ possibile che tale raffinata macchina “ammazza cattivi” sia perfetta, dunque non umana, “oltreumana” dal momento in cui “errare humanum est”?

Chat control: dal GDPR al controllo totale

Per anni l’Unione Europea si è vantata di essere la paladina della privacy digitale. Ci ha seppelliti di consensi, informative, cookie banner e regolamenti per “proteggere i dati personali”. Quante volte abbiamo firmato documenti, in banca, il contratto con l’assicurazione, perfino l’acquisto dell’auto, che contenevano regolamentazioni per la gestione dei dati personali? Ebbene, è tutto finito. Ora, gli stessi paladini della privacy vogliono autorizzare la sorveglianza preventiva di 445 milioni di cittadini europei, senza il mandato di un giudice.

La giustificazione ufficiale per il Chat Control è nobile, per carità: combattere la pedopornografia e gli abusi sui minori online. Ma il metodo scelto è la radiografia di massa, un sistema che, in un colpo solo, ucciderà ogni diritto alla privacy dei cittadini europei, qualcosa di simile forse si vede in Corea del nord e sicuramente piacerebbe a Putin, magari anche a Trump e Xi ma che per l’Europa sarebbe una vera rivoluzione culturale.

La proposta inzialmente prevedeva il controllo totale dei sistemi di chat e messaggistica online, poi, dopo una revisione della presidenza di turno danese, si sono resi conto di star “pisciando fuori dal vasino”, come diciamo a Roma e, nella proposta della  Commissaria Europea per gli affari interni Ylva Johansson, svedese, che sarà sottoposta al voto al parlamento europeo martedì 14 ottobre, gli algoritmi gestiti da agenti IA, moderne sibille cumane, dovranno analizzare ogni immagine o messaggio, anche quelli cifrati, e segnalarne il contenuto “potenzialmente sospetto”. Si tratta di una scansione universale, un “Grande Fratello” automatizzato e legalizzato.

La bugia del filtro automatizzato

Bruxelles sostiene che “nessuno leggerà le chat”, perché a farlo saranno sistemi di intelligenza artificiale ma si tratta di un sofisma da manuale: se un algoritmo può analizzare i tuoi contenuti privati, la tua privacy è già violata.
Gli abusi non li fermerà nessuno: i criminali continueranno a usare VPN, Tor o server cifrati e questo i parlamentari europei, o almeno gli sherpa dei loro staff che si occupano della redazione delle proposte di legge in legalese, sicuramente lo sanno benissimo.

I bersagli reali del Caht Control saranno gli utenti comuni, quelli che condividono foto di famiglia, conversazioni personali o scatti privati. E sappiamo bene quanto “affidabili” siano questi sistemi: abbiamo ormai fatto anni di esperienza con Facebook e Instagram, i cui algoritmi scambiano una madre che allatta per pornografia, o un capolavoro rinascimentale, ad esempio di Tiziano, con un contenuto indecente.

Immaginiamo questo meccanismo gestito dalle IA moderne che allucinano perfino sugli autori della letteratura classica, dotato di un sistema che, invece di limitarsi a rimuovere l’immagine come fa Facebook, al limite bloccando l’utente per qualche giorno, fa partire automaticamente una segnalazione con valore legale di contenuto sospetto e la inoltra alla magistratura.

La fine della presunzione di innocenza

Il principio che fonda il diritto occidentale – “innocente fino a prova contraria” – viene ribaltato: ogni cittadino diventa potenzialmente colpevole fino a quando l’algoritmo non lo assolve. Non serve un giudice, non serve un mandato, non serve un sospetto concreto.
La sorveglianza preventiva del Chat Control diventa la norma, e la libertà individuale una concessione temporanea. E se, al momento, i promulgatori della legge sostengono che si tratta solo di uno strumento per combattere la pedopornografia e riguarda solo le immagini, la cosa grave è il precedente che si verrebbe a creare secondo il quale la necessità di contrastare un reato, o qualsiasi situazione eccezionale, può giustificare una violazione così palese e grave del diritto alla privacy dei cittadini europei.

Il silenzio complice

In tutto questo, però, il più grande scandalo è il silenzio sulla questione Chat Control. I partiti politici non ne parlano, presi dalle campagne social e dai soliti scontri di facciata. I media, giornali, talk show tv, gli stessi social, tacciono, distratti da guerre, scandali e notizie più “popolari” dove è più facile fare “cassetta”.

E così, mentre l’attenzione pubblica è rivolta altrove, l’Europa prepara il colpo di grazia alla privacy digitale, un atto che colpirà direttamente non solo il diritto alla privacy ma in generale il diritto alla libertà di parola e di pensiero, il tutto senza un vero dibattito pubblico democratico, un colpo di mano architettato da qualche burocrate che, sorprendentemente, viene da uno degli stati più democratici e rispettosi dei diritti del mondo: la Danimarca.

L’alibi perfetto

Vedrete, difendere il Chat Control, così è comunemente chiamato il provvedimento tra gli addetti ai lavori, sarà facile: basta evocare i bambini. Chi oserà opporsi, potrà facilmente essere messo a tacere con l’accusa di “non voler combattere la pedopornografia”. Una formula magica che annulla ogni resistenza.

Ma chi conosce la storia sa che le dittature nascono così: con una buona causa, un’emergenza, e un cittadino che dice “se non ho nulla da nascondere, che male c’è?”.
Il male è che domani potresti essere tu l’errore dell’algoritmo, un algoritmo che, facilmente, si trova a prendere cantonate assurde e quando ti ritroverai la polizia in casa, finirai sui giornali additato come pedofilo, magari solo per avere inviato ai tuoi genitori una foto di tuo figlio neonato nudo, e dovrai difenderti da indagini e dal discredito, allora capirai che la questione va ben oltre l’avere o meno qualcosa da nascondere.

Come scritto sopra, creato il precedente il passo è breve… Ricordate come in parte dell’Europa i governanti non si sono peritati di calpestare il diritto del cittadino durante la pandemia di COVID-19 emandando un lockdown alla cinese, durante il quale un ragazzo che faceva jogging in spiaggia da solo, con nessuno intorno per chilometri, è stato inseguito da poliziotti e droni? Bene, basterà una qualsiasi scusa per la prevenzione di qualcosa e gli algoritmi potranno segnalare le vostre conversazioni alle autorità, con buona pace di qualsiasi diritto alla privacy e del GDPR.

Le voci che l’Europa finge di non sentire

Non siamo soli a denunciare questa follia normativa. Gli stessi garanti della privacy europei hanno già espresso un giudizio durissimo. Nella Joint Opinion 04/2022, l’European Data Protection Board (EDPB) e l’European Data Protection Supervisor (EDPS) hanno dichiarato che il progetto Chat Control “compromette l’essenza dei diritti garantiti dagli articoli 7 e 8 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea” e che “misure che consentano l’accesso al contenuto delle comunicazioni in modo generale e indiscriminato travalicano gli elementi essenziali del diritto alla privacy.”

L’Electronic Frontier Foundation (EFF), da anni in prima linea per la difesa della crittografia, ha sintetizzato così il rischio: “Il client-side scanning mina radicalmente la crittografia end-to-end, cancellando il diritto di ciascuno a uno spazio comunicativo realmente privato.”

Perfino il Parlamentary Research Service del Parlamento Europeo ha confermato che “il progetto Chat Control viola gli articoli 7 e 8 della Carta dei Diritti Fondamentali, compromettendo la riservatezza delle comunicazioni e introducendo una sorveglianza generalizzata non giustificabile.

Sono documenti ufficiali, non opinioni di un magazine elettronico privo di peso politico. E se anche davanti a prove così limpide nessuno ferma la macchina, allora vuol dire che la libertà — quella vera, quella invisibile che protegge la dignità umana — è già stata messa all’asta.

In nome della sicurezza, l’Europa e i suoi burocrati stanno consegnando a qualunque governo con velleità appena appena autoritarie il potere e lo strumento, il Chat Control, per entrare nelle nostre vite private, nei nostri pensieri e nelle nostre relazioni con le altre persone, il tutto con il nobile scopo di prevenire eventuali reati.

Ecco, la democratica Europa, patria delle libertà civili e culla del diritto sta per realizzare il sogno di ogni regime: un popolo che accetta di essere spiato “per il proprio bene”.
Quando voteranno questa legge, il 14 ottobre, non sarà solo un voto tecnico.
Sarà il giorno in cui l’Europa deciderà preventivamente che siamo tutti colpevoli e che, se non lo siamo ora, potremmo esserlo in futuro.

Non servono dittatori quando la gente applaude al controllo. Bastano buone intenzioni e un algoritmo che non sbaglia mai — finché non sbaglia.

Fonti:

  1. EDPB – Statement on the proposal to prevent and combat child sexual abuse (pdf).
  2. EFF – “Chat Control Is Back on the EU Menu: It Still Must Be Stopped”.
  3. Analisi del Parlamento Europeo su Chat Control – patrick-breyer.de.
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