Il primo Papa

Contrariamente a quanto si può pensare ci vorranno quattro secoli dopo la morte di Cristo perché nella religione cattolica si affermi il ruolo del Papa

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Una delle istituzioni che domineranno la scena religiosa, politica e civile per tutto il Medio Evo è la religione cristiana, in particolare nella sua forma cattolica. L’inizio di questa ascesa si fa attribuire all’Editto di Milano, detto anche editto di tolleranza tra i due imperatori Costantino per l’Occidente e Licinio per l’Oriente in vista di una politica religiosa comune alle due parti dell’impero. Il patto fu stretto in Occidente in quanto il senior Augustus era Costantino. Le conseguenze dell’editto per la vita religiosa nell’impero romano sono tali da farne una data fondamentale nella storia dell’Occidente.
Con la piena libertà di culto il cristianesimo fiorì e si diffuse in ogni angolo dell’impero, fino ad essere dichiarato religione di stato dall’imperatore Teodosio nel 380 e.v. La Chiesa divenne così insieme all’Impero, l’altra istituzione cardine della vita civile di gran parte dei popoli europei e del Medio Oriente.
Con la fine delle persecuzioni la Chiesa aveva sentito la necessità di organizzarsi da un punto di vista gerarchico non solo per coordinare i fedeli, ma anche per amministrare i cospicui beni ottenuti tramite donazioni e lasciti testamentari.
Così accanto ai predicatori, i presbiteroi, che in greco significa anziani, da cui deriverà il termine preti, si affiancarono i diaconoi (diaconi) che svolgevano una sorta di funzione amministrativa e di tesoreria dei beni posseduti dalla Chiesa. Il nodo nevralgico della Chiesa (ecclesia, che significa assemblea dei fedeli) era però il Vescovo (dal greco episcopos), predicatore e guida spirituale della diocesi che comprendeva i fedeli abitanti nel territorio facente capo alla chiesa cittadina (come stabilito nel 343 dal Concilio di Sardica).
Nei primi secoli dell’era cristiana il vescovo apparteneva a quella classe senatoria che aveva espresso i funzionari chiave dell’impero, si trattava di uomini colti, carismatici e con grandi capacità amministrative. Così mentre il vecchio impero romano d’occidente lentamente si dissolveva sotto la pressione ormai inarrestabile delle invasioni barbariche, la Chiesa, attraverso i suoi vescovi, divenne il punto di riferimento non soltanto della vita religiosa delle popolazioni ma anche di quella civile.
A coordinare l’attività dei vescovi furono scelti, dapprima in Oriente e poi anche in Occidente, i metropoliti. Loro compito era quello di presiedere all’elezione dei vescovi e di convocare periodicamente i sinodi, ovvero le assemblee del clero. Tra le sedi metropolitiche principali vi furono Costantinopoli, Gerusalemme, Alessandria d’Egitto, Antiochia, Roma, Milano, Aquileia. Alcune di queste, vista la loro importanza, furono elevate al rango di patriarcato.
Dal IV secolo però Roma iniziò a pretendere un ruolo guida tra le sedi metropolitiche. Questa pretesa si fondava essenzialmente su due ragioni. La prima era essere stata la capitale storica dell’Impero Romano, sul cui ordinamento amministrativo si fondava la nuova religione cristiana. La seconda era che secondo il Vangelo di Matteo, Roma era stata la sede dell’apostolo Pietro, a cui Cristo in persona diede il compito di fondare la sua Chiesa.
Il primo Vescovo di Roma a rivendicare questo primato fu Damaso (305-384): dopo aver ottenuto dall’imperatore Graziano il potere giurisdizionale sui suoi omologhi d’Occidente, nel 381 ricevette da Teodosio il primato morale anche sull’Oriente. La sua eredità fu raccolta da Leone Magno (390 ca.-461) e, soprattutto, da Gelasio (400-496).
E fu proprio Gelasio, prelato di origine algerina, ad introdurre il titolo di Papa (padre) distinguendo il potere temporale da quello spirituale, precisandone nel contempo la reciproca autonomia e la comune derivazione dalla volontà divina. E per questo può essere considerato, a tutti gli effetti, l’“inventore” del papato.