Il mondo della fisica quantistica continua a sorprendere gli scienziati, spingendoli a esplorare i confini della realtà infinitesimale. Recentemente, un gruppo di fisici ha voluto indagare un’ipotesi apparentemente impossibile: la scissione di un singolo fotone, ovvero la particella elementare che compone la luce. Attraverso simulazioni teoriche avanzate, i ricercatori hanno studiato il comportamento della luce quando viene interrotta bruscamente da un otturatore, scoprendo scenari del tutto inaspettati che mettono in discussione le attuali descrizioni delle interazioni tra particelle.

I segreti della luce: cosa succede quando si prova a dividere un fotone
I fotoni sono considerati i costituenti fondamentali della luce e non sono composti da altre sotto-particelle, il che rende il concetto di scissione paradossale. Tuttavia, la meccanica quantistica si basa sul principio della dualità onda-particella, il quale stabilisce che un fotone si comporta contemporaneamente come un corpuscolo e come un’onda. Partendo da questo presupposto, i fisici dell’università di Oslo hanno calcolato teoricamente cosa accadrebbe se un fotone in transito venisse interrotto da un otturatore capace di troncare la coda della sua onda.
La maggior parte degli studiosi si aspetterebbe che un simile esperimento lasciasse intatto il fotone o lo cancellasse del tutto, lasciando una probabilità legata a solo due scenari: la presenza di un fotone o il vuoto assoluto. Nella fisica classica questo sarebbe il risultato logico, ma l’infinitamente piccolo è regolato da leggi probabilistiche in cui le particelle esistono in una sovrapposizione di stati finché non vengono misurate.
Il team guidato da Johannes Skaar ha dimostrato che il taglio artificiale della coda d’onda altera profondamente queste probabilità. I calcoli indicano che l’interruzione genera in realtà una complessa miscela quantistica, all’interno della quale coesistono stati che vanno da zero fotoni fino a un numero potenzialmente infinito di essi, scardinando le previsioni più intuitive.
Il paradosso delle misurazioni e la velocità dell’otturatore
L’emergere di un numero infinito di particelle è legato strettamente alla velocità con cui avviene la chiusura dell’otturatore. Nei modelli matematici, la quantità di fotoni generati tende all’infinito solo se l’interruzione avviene in un tempo infinitamente breve. Utilizzando invece parametri e velocità più realistici per i dispositivi attuali, la creazione di un numero elevato di fotoni, anche solo nell’ordine di mille unità, rimane un evento estremamente improbabile.
Ciò che ha davvero stupito i ricercatori non è stata la complessità matematica in sé, quanto il comportamento del fotone troncato quando viene osservato da punti di vista differenti. Le leggi della quantistica prevedono che l’osservazione influenzi direttamente lo stato della materia, ma in questo caso il fenomeno si manifesta in modo ancora più bizzarro.
Se la misurazione viene effettuata da un lato specifico dell’otturatore, il sistema si comporta esattamente come un singolo fotone isolato. Se si sposta il punto di osservazione sul lato opposto, lo strumento rileva uno stato di vuoto totale, ovvero l’assenza di particelle. Questo contrasto è sorprendente se si considera che la realtà globale del sistema è una miscela complessa che racchiude simultaneamente tutte le possibilità da zero all’infinito.
Nuove prospettive per la causalità nella fisica quantistica
La scoperta che una miscela globale così complessa possa manifestarsi localmente in forme così semplici apre nuovi interrogativi sulla vera natura delle particelle elementari. Gli autori dello studio stanno cercando di comprendere l’impatto di questi risultati e intendono estendere l’analisi ad altre entità quantistiche, come gli elettroni, per verificare se il fenomeno sia universale.
L’obiettivo principale di questa linea di ricerca teorica è sviluppare un modello molto più accurato per descrivere come le particelle interagiscono tra loro. Attualmente, le teorie vigenti assumono che le particelle abbiano un’estensione infinita, il che implica un tempo di interazione altrettanto infinito. Questa condizione crea un paradosso logico per la causalità, ovvero per il principio che stabilisce il corretto ordine cronologico tra una causa e il suo effetto.
I nuovi fotoni teorici caratterizzati da una coda troncata sembrano eliminare questo problema matematico, offrendo una descrizione in cui il nesso causale rimane limpido e definito nel tempo. Sebbene il lavoro teorico da svolgere sia ancora lungo, i ricercatori ritengono che questo passo avanti rappresenti la strada giusta per raggiungere una comprensione perfetta e coerente delle relazioni tra le particelle.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Physical Review Letters.





































