Nel 2014, un’inondazione subglaciale senza precedenti ha fratturato la calotta glaciale della Groenlandia, spingendo l’acqua di disgelo fino in superficie. Questo evento storico, il primo documentato, ha fornito informazioni cruciali sulla futura evoluzione della calotta glaciale e ha rivelato la potenza distruttiva dell’acqua nascosta sotto il ghiaccio.

Frattura della calotta glaciale della Groenlandia: un evento inaspettato e rivelatore
“L’esistenza di laghi subglaciali sotto la calotta glaciale della Groenlandia è una scoperta relativamente recente”, spiega la glaciologa Jade Bowling della Lancaster University nel Regno Unito. “Come dimostra il nostro studio, c’è ancora molto che non sappiamo su come si evolvono e su come possono avere un impatto sul sistema della calotta glaciale.” Le sue parole sottolineano l’importanza di approfondire la conoscenza sulla frequenza con cui questi laghi si prosciugano e, soprattutto, quali siano le conseguenze per la calotta glaciale circostante.
La calotta glaciale della Groenlandia è una monumentale massa di ghiaccio che copre gran parte dell’isola, raggiungendo in alcuni punti uno spessore di oltre tre chilometri. Questa immensa distesa ghiacciata custodisce una quantità d’acqua impressionante: un suo scioglimento completo causerebbe un innalzamento del livello globale del mare di circa 7,4 metri.
Solo in tempi recenti gli scienziati sono riusciti a svelare i segreti celati sotto il ghiaccio, impiegando aerei equipaggiati con radar per scandagliare le profondità. Queste osservazioni hanno rivelato un ambiente sorprendentemente complesso e dinamico. Non solo i laghi liquidi sono diffusi sotto la calotta glaciale, ma mostrano un costante movimento e riflusso a causa dell’acqua di fusione. Questo dinamismo può persino provocare il sollevamento del ghiaccio, un fenomeno conosciuto come “vesciche d’acqua”, che offre un’ulteriore testimonianza della vivacità di questo ecosistema subglaciale.
Le evidenze a valle del bacino
La capacità di un’inondazione di rompere il ghiaccio rappresenta una novità sorprendente. La glaciologa Jade Bowling e il suo team hanno portato alla luce le prove di questo straordinario evento studiando i dati satellitari del 2014. Hanno osservato che, in un arco di dieci giorni tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, un’area di due chilometri quadrati si è improvvisamente abbassata di ben 85 metri, un’altezza paragonabile a quella di un grattacielo di medie dimensioni.
Prima di questo repentino cedimento, la stessa area si era sollevata di circa 10-15 metri, spinta verso l’alto dalla pressione dell’acqua sottostante, formando una sorta di cupola. Il crollo si è verificato quando circa 90 milioni di metri cubi d’acqua sono fuoriusciti improvvisamente.
A circa un chilometro a valle del bacino, i ricercatori hanno identificato ulteriori anomalie. Qui, un’ampia porzione di ghiaccio presentava profonde fratture, e massi di ghiaccio alti fino a 25 metri si erano depositati sulla superficie. Più a valle ancora, un’area di sei chilometri quadrati della calotta glaciale era stata completamente “ripulita”. “Quando l’abbiamo visto per la prima volta, essendo così inaspettato, abbiamo pensato ci fosse un problema con i nostri dati”, ha spiegato Bowling. “Tuttavia, approfondendo l’analisi, ci siamo resi conto che ciò che stavamo osservando era il risultato di un’enorme inondazione d’acqua fuoriuscita da sotto il ghiaccio.”
Secondo i ricercatori, la zona di frattura a valle del bacino è il punto preciso in cui l’acqua è emersa da sotto il ghiaccio, eruttando e spazzando via un’enorme area mentre scorreva in superficie. Sebbene precedenti osservazioni avessero già suggerito che l’acqua di fusione potesse spostarsi sotto il ghiaccio, questa è la prima volta che se ne ottiene una prova tangibile così evidente.
Con la Groenlandia che continua a sciogliersi a un ritmo accelerato, queste informazioni sono di fondamentale importanza. “Ciò che abbiamo scoperto in questo studio ci ha sorpreso sotto molti aspetti”, ha affermato la glaciologa Amber Leeson, anch’essa della Lancaster University. “Ci ha insegnato cose nuove e inaspettate sul modo in cui le calotte glaciali possono rispondere a input estremi di acqua di fusione superficiale e ha sottolineato la necessità di comprendere meglio il complesso sistema idrologico della calotta glaciale, sia ora che in futuro.”
La profonda influenza dei processi idrologici nascosti
L’idrologia subglaciale, ovvero il sistema di corsi d’acqua e laghi che si sviluppa sotto le imponenti masse di ghiaccio delle calotte glaciali, esercita un controllo fondamentale sulla loro dinamica. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il ghiaccio non è una massa statica e inerte. Al suo interno e, soprattutto, alla sua base, avvengono processi complessi che ne determinano il movimento e, in ultima analisi, la stabilità. L’acqua di disgelo che si accumula sotto la calotta glaciale può agire come un lubrificante, riducendo l’attrito tra il ghiaccio e il letto roccioso sottostante.
Questo fenomeno può accelerare il flusso del ghiaccio verso il mare, contribuendo in modo significativo all’innalzamento del livello globale degli oceani. La comprensione di questi processi idrologici nascosti e poco compresi è perciò non solo un obiettivo scientifico, ma una necessità impellente per prevedere con maggiore accuratezza le future risposte delle calotte glaciali ai cambiamenti climatici.
Dato il loro ambiente inaccessibile, lo studio dei sistemi idrologici subglaciali è stato storicamente una sfida enorme. È qui che le osservazioni satellitari si rivelano fondamentali. Strumenti all’avanguardia a bordo di satelliti, come i radar e i sistemi di altimetria laser, sono in grado di penetrare lo strato di ghiaccio e fornire dati preziosi sulla sua topografia basale, sulla presenza di acqua liquida e sulle variazioni di altezza della superficie glaciale. Queste misurazioni indirette permettono agli scienziati di mappare i laghi subglaciali, monitorare il loro riempimento e svuotamento, e rilevare i movimenti verticali del ghiaccio associati all’accumulo o al deflusso dell’acqua.
In particolare, le variazioni di altezza della superficie del ghiaccio, anche minime, possono indicare la presenza di “vesciche d’acqua” subglaciali o il rapido drenaggio di laghi. Analizzando serie temporali di dati satellitari, è possibile identificare eventi idrologici estremi, come le inondazioni subglaciali, e quantificare il volume d’acqua coinvolto. Questi dati, una volta integrati con modelli numerici, permettono di ricostruire la complessa rete idrologica subglaciale e di simulare la sua interazione con la dinamica del ghiaccio.
Senza la capacità di osservare queste dinamiche dall’alto, gran parte di ciò che avviene sotto le calotte glaciali rimarrebbe un mistero impenetrabile, rendendo impossibile una previsione affidabile del loro futuro contributo all’innalzamento del livello del mare. Le osservazioni satellitari sono quindi non solo uno strumento, ma un vero e proprio occhio che ci permette di scrutare un mondo celato, fornendo le informazioni essenziali per migliorare la nostra comprensione e per affrontare le sfide poste dal riscaldamento globale.
La ricerca è stata pubblicata su Nature Geoscience.





































